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Vittoria a Pescara con la doppietta di Tello, la voglia di Chiesa.

Sousa1

di Antonio Frati | 3 febbraio 2017

Vince la Fiorentina a Pescara e lo fa in maniera sofferta, all’ultimo tuffo e con un gol più fortunato che altro. Dalla trasferta pescarese la Fiorentina torna dunque con le tasche piene di tre punti fondamentali, uno stop avrebbe significato con tutta probabilità l’addio a qualsiasi speranza di agganciare il treno dell’Europa, ora lontana 3 e 5 punti, da Lazio e Inter. E’ stata una partita brutta sotto molti aspetti, certo le molte assenze per squalifiche e infortuni vari hanno certamente influito sulla prestazione dei ragazzi di Sousa che oggi non possono fare a meno di calciatori come G.Rodriguez, Astori, Bernardeschi, Kalinic e Chiesa. E’ troppa la distanza fra questi e chi li deve sostituire di volta in volta e molto spesso chi subentra ha caratteristiche (e valore) troppo diverse per mantenere la stessa manovra e gli automatismi che Sousa sembra aver fatto finalmente assimilare alla squadra. Babacar non può fare il Kalinic, servirebbero altri calciatori per supportarlo ma questa rosa non li ha, la rabbia però è che il senegalese non ci provi neanche. E’ stata la partita di Cristian Tello, quasi una rivincita personale dopo le tante critiche piovutegli addosso durante tutta la stagione, anche dal sottoscritto. Critiche peraltro quasi sempre giuste, il suo impiego infatti squilibrava  tutto il resto dell’assetto tattico, rendendo la Fiorentina zoppa con quasi tutti i moduli provati da Sousa. In quel “quasi” riferito ai moduli non rientrava forse un vero 4-3-3, che questa squadra non può fare per mancanza di almeno due esterni bassi adatti all’uopo e delle caratteristiche dei centrali, ma forse il solo assetto tattico perfetto per Tello. Non sempre la verità sta nel mezzo, ma non era neanche tutta colpa dell’esterno d’attacco spagnolo, che nasce attaccante appunto, e quello resta. Non tutti i calciatori sono duttili tatticamente o hanno caratteristiche che li possono anche portare a cambiare raggio d’azione e pensiero calcistico, c’è chi nasce in modo e tale resta. Fa parte delle caratteristiche di ognuno e difficilmente un calciatore di buon livello ma non campione può fare cose diverse da quello che è. E’ stata una doppietta veramente pesante quella dello spagnolo a Pescara, i tre punti sono tutti suoi e dell’ingresso di Federico Chiesa che ha cambiato e scosso una squadra apparsa sinceramente in netta difficoltà davanti alla compagine abruzzese, squadra praticamente retrocessa e che resta a 12 punti dalla zona salveza, un’enormità. Il gol del vantaggio pescarese tutto in velocità e con pochi tocchi aveva fatto presagire il peggio per la viola, guidata in porta ancora da Sportiello (incolpevole sul gol), protetta (si fa per dire) da Tomovic, De Maio e Sanchez, animata (si fa per dire) in mediana da uno spento e svogliato Badelj e da un confusionario B.Valero, da molte partite l’ombra di se stesso. Vecino anche lui non in grande spolvero, ha comunque provato a fare lo stesso lavoro di sempre per proposizione e interdizione, ma anche lui è apparso molto preoccupato e appannato dall’assenza di compagni di reparto convinti e presenti come si richiederebbe in una gara di Serie A. L’assenza di Kalinic e la presenza di Babacar fa scendere sempre anche il rendimento di B.Valero, che senza il movimento dell’attaccante croato che crea spazi per gli inserimenti degli esterni e dei trequarti, diventa prevedibile e senza sbocchi, la sua azione e il suo pensiero calcistico diventano inutili se non addirittura dannosi. Ilicic il solito uomo regalato agli avversari per presenza e impatto nel match, ma che per poco non trova uno splendido gol su punizione che avrebbe dato il pari alla Fiorentina, comunque sempre troppo poco per stare a certi livelli. Tello il migliore in campo dunque (gol a parte) insieme a Chiesa. Il paradosso dello spagnolo è che ha realizzato entrambi i gol di destro, non il suo piede naturale, il primo con una parabola meravigliosa che al 68° pesca a girare l’angolo alto della porta difesa da Bizzarri dopo un rapido moviemento a rientrare verso il campo, il secondo gol, quello della vittoria, dopo aver effettuato un cross sempre di destro e sempre a girare, con due-tre calciatori della Fiorentina che sfiorano la velenosa parabola di Tello ma che non la toccano, col pallone che muore nella porta biancazzurra, esattamente al 95° per la disperazione e la rassegnazione degli abruzzesi che fa da contraltare all’esplosione di gioia dei ragazzi in maglia viola, con Paulo Sousa esultante ed abbracciato da molti calciatori in campo e fuori. Federico Chiesa ha dato quella scossa elettrica che mancava in una squadra con l’encefalogramma inspiegabilmente piatto, quella voglia di lottare ad ogni costo e contro ogni avversario fino al fischio finale. Chiesa è andato al tiro, ha combattuto e preso botte un po’ da tutti ma non si e mai tirato indietro e forse ha tirato fuori quel pizzico di voglia in più anche negli altri. Curioso che debba toccare ad un ragazzo del ’97 suonare la carica in una squadra composta da tanti elementi d’esperienza, sinceramente fa anche un po’ rabbia e riflettere su quello che dovrà essere la futura costruzione di questa squadra. Chiesa dopo aver litigato sportivamente con tutti, portiere avversario compreso, ha chiuso la sua partita zittendo con un “gran” gesto i picchiatori abruzzesi, su tutti quel Gyomber che doveva essere espulso direttamente per un tentativo palesemente assassino di far male a Chiesa, nell’occasione più veloce per fortuna di quell’entrata killer. Ha fatto più che bene, pensavano di intimidire questo piccolo-grande cuore viola, ce ne fossero di così cattivi e convinti anche fra i senatori in questa rosa, forse avremmo qualche punto in più. Ed poi anche inutile stare a sottolineare le prove negative dei singoli o tutto quello che non è andato in Pescara-Fiorentina, come la forzata sostituzione di Tomovic apparso in totale confusione fra Caprari e Baehebeck. Di questa partita venuta dopo l’irreale pareggio casalingo col Genoa, c’è da solo da prendere il buono, anzi l’ottimo dei tre punti pieni, la voglia di cercare la vittoria fino in fondo anche se in maniera confusionaria e approssimativa. Il resto va lasciato a Paulo Sousa che avrà il difficile compito di preparare la prossima sfida di campionato contro la Roma. Il fatto positivo è che la partita verrà disputata quasi una settimana dopo la gara di Pescara. C’è tutto il tempo per prepararsi bene ad una sfida complicata sotto tutti i punti di vista, contro una delle squadre più forti e complete della Serie A. Questi giorni serviranno al tecnico lusitano per capire come staranno gli infortunati e chi sarà del match.

 

Antonio Frati

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