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Vietato sognare?

Sousa1

di Antonio Frati | 29 ottobre 2016

La Fiorentina si presenta al Dall’Ara di Bologna dopo le polemiche per il pareggio interno per 1-1 con il Crotone. Partita che ha lasciato molti strascichi, ovviamente non positivi dopo la larga vittoria di Cagliari. Due partite forse non troppo attendibili per aspetti diversi e che ancora non hanno fatto chiarezza su quale strada ha intrapreso la seconda stagione dell’era Paulo Sousa in panchina. La vittoria di Cagliari aveva certamente ridato un minimo d’entusiasmo all’ambiente, ma come scritto dopo il match, sicuramente non aveva guarito tutti i mali che affliggevano la Fiorentina, c’era solo da prendere il buono e cercare di lavorare su quello che non era andato. Come i tre gol presi quasi in fotocopia, o un atteggiamento iniziale che senza quel pizzico di fortuna non avrebbe permesso alla Fiorentina forse neanche il pareggio, impensabile la vittoria in goleada. Il match col Crotone invece ha riportato indietro quei pochi passi in avanti fatti in terra sarda. Ma anche quella gara è stata particolare, quasi unica perché interrotta e poi ripresa per la pioggia torrenziale abbattutasi su Firenze e ovviamente sullo stadio Franchi. Un campo allentato che certamente ha leggermente aiutato la strenua difesa del Crotone ma che non deve e non può essere l’alibi della Fiorentina con la cronica mancanza di costruzione di gioco, soprattutto a Firenze, problema forse nascosto dal Cagliari che ha lasciato ampi spazi ai ribaltamenti in avanti dei ragazzi di Sousa in maniera quasi dolosa. Qualche cambio, soprattutto al centro del campo, non ha aiutato, ma la cosa più preoccupante è stato come sempre l’atteggiamento dei calciatori sin dall’inizio. In campo c’era una squadra col coltello fra i denti ma che aveva non aveva fatto un solo punto nelle precedenti quattro trasferte, il Crotone, e una squadra che pensava bastasse solo scendere sul terreno di gioco vincere contro l’ultima in classifica, la Fiorentina. Che poi tatticamente siano partiti a 4 dietro, finiti con una sorta di 3-2-1-4 conta poco e nulla. Con queste premesse è andata persino bene che Astori abbia trovato il pari a cinque minuti dal termine. Ecco, se proprio devo salvare qualcosa di quella serata tragicomica, salvo l’atteggiamento di Astori che nel secondo tempo ha suonato la carica, si proponeva al cross (tra l’altro eseguiti molto meglio degli esterni titolari visti finora), restava in zona d’attacco sugli sviluppi dei calci piazzati per aggiungersi all’attacco e tentare di sorprendere la difesa del Crotone in 10 dietro la linea del pallone dal vantaggio, ovviamente regalato dalla Fiorentina, con la mancata presa di Tatarusanu e la NON protezione da parte di Gonzalo, buggerato letteralmente da Falcinelli. Se anche solo la metà dei componenti della rosa avessero la grinta, la voglia e la convinzione di Astori, forse oggi saremmo a parlare d’altro, anche in termini di punti e di obbiettivi stagionali. Ma tant’è, dalle rape sangue non se ne cava mai e questa squadra ha nella mancanza di grinta e di cattiveria il suo più grave problema. Fa ancora più rabbia vedere squadre molto più forti della Fiorentina cercare di risolvere le partite con la cattiveria agonistica quando le cose non riescono come sempre. Qui sembra che ognuno faccia solo il suo compitino perché nessuno ne chiederà mai conto. E’ una situazione imbarazzante, ribadita da Sousa più volte. A domanda precisa sul perché la Fiorentina difenda a zona anziché a uomo dopo la gara di Cagliari, Sousa ha risposto che “secondo me, in base alle caratteristiche dei difensori che ho la difesa a zona sia la soluzione migliore”. Che per i più attenti non significa di certo che lui VUOLE difendere così, ma che è costretto a farlo perché altrimenti è anche peggio. Dopo l’ennesima uscita in sala stampa poi, altra ridda di polemiche, inutili, sterili e fini a se stesse prima di scendere di nuovo in campo. La partita col Bologna e la successiva contro la Samp daranno sicuramente delle risposte che Cagliari e Crotone non hanno dato, speriamo siano positive ovviamente, ma le premesse con cui ci arriva la Fiorentina, non lo sono di certo. Il Bologna di Donadoni è una squadra onesta, formata da giovani interessanti, ma che non vince da cinque partite (ultima vittoria contro la Samp in casa per 2-0). Il Bologna gioca sempre col 4-3-3 (a volte 1-2 o 2-1 davanti), è squadra veloce e tignosa, ma che lascia comunque giocare perché propone sempre gioco. Ha delle buone individualità, un Verdi in grande spolvero, ha ali che sanno giocare a calcio come Krejici, Nagy in regia e un centrocampo molto propositivo e col solo Taider o Dzemaili a contenere gli avversari, ha giovani interessanti davvero come Di Francesco,  Sadiq, Kraft e Donsah. I problemi dei felsinei sono quasi tutti nei centrali di difesa, un po’ troppo lenti e compassati per i ritmi degli attaccanti presenti in Serie A. Non sono pochi infatti i 14 gol subiti dal Bologna. La Fiorentina di Sousa premesse polemiche a parte dovrà cercare la presenza numerica nella trequarti rossoblu, riproporre la formazione di Cagliari potrebbe essere un’idea, far tornare a sedere Badelj una soluzione per dare più sprint alla mediana altrimenti in balia della freschezza e gioventù bolognese. Il rientro di Kalinic dal primo minuto dopo la deludente prova di Babacar partito titolare mercoledì, forse Tello fuori, Bernardeschi a formare una linea di trequarti avanzata con Borja Valero e Ilicic, Vecino e Sanchez i due centrali di centrocampo, Tomovic per dar fiato a Salcedo, ancora G.Rodriguez e Astori centrali, Milic al posto di Olivera. Un 4-2-3-1 che può passare facilmente al 3-4-2-1 ma anche al 4-3-3. Tantissime le disquisizione e le variabili tattiche possibili in condizioni normali in questa partita, ma a Firenze da tempo si è scelto altro. Si rischia solo di dare numeri in libertà, futili esercizi di stile e niente più. Si è scelto di dare alibi a tutti i componenti che si occupano del campo, dai calciatori, all’allenatore al DS. Nessuno chiede conto a loro di quello che non funziona, forse perché non interessa davvero. Dopo il pareggio con l’Atalanta una società NORMALMENTE interessata alla sua stagione, al risultato sportivo che protegge anche i capitali e gli investimenti fatti, aveva solo due strade da percorrere: rinnovare il contratto per altri 2-3 anni all’allenatore o esonerarlo immediatamente. Non è stato fatto niente di tutto questo, perché non interessa e tutto quello che viene dopo è solo un teatrino. Nel mezzo restano solo i tifosi viola a farsi le domande, gente che prende una settimana di ferie per seguire in serie Qarabag-Cagliari-Crotone e Bologna, che resta sugli spalti nonostante un clima e una partita INDECENTE come col Crotone. Oggi la gente che vuol bene alla Fiorentina vorrebbe delle risposte, ma le vorrebbe dal campo e basta perché quello che è fuori ha francamente stancato tutti. Ognuno tira dalla propria parte e solo da quella, il DS si magnifica accusando solo le gestioni passate, l’allenatore ha smesso di sognare, i calciatori mancano sempre di impatto sulle partite, il resto della società è TOTALMENTE ASSENTE e non chiede neanche più conto dei comportamenti dei propri dipendenti. Sono state giocate appena 10 giornate però, ci sarebbe ancora il tempo di raddrizzare o almeno non buttare via del tutto una stagione che rischia altrimenti di restare anonima o peggio ancora di trasformarsi in un incubo. Perché non c’è peggior cosa per un tifoso o appassionato di calcio di non aver più voglia di vedere la partita della squadra del cuore. Già serpeggia questo nell’ambiente, inconcepibile pensando al legame Firenze-Fiorentina che esiste da sempre, forse l’identificazione più forte fra città e squadra di tutta la Serie A da sempre. Altra terribile vittoria (leggasi fallimento) della gestione targata Della Valle. Avviso ai naviganti, tutti nessuno escluso: finora avete visto la parte di Firenze che VORREBBE delle risposte, perchè delusa ma ancora appassionata. Ma attenzione perchè in 15 anni ancora non avete mai visto la parte di Firenze che quelle risposte le PRETENDE sul serio.

Antonio Frati

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