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Solo l’incoscienza poteva portarmi laggiù

Bernardo Brovarone sigaretta

di Bernardo Brovarone | 14 ottobre 2016

Erano i primi passi di uno sconsiderato incosciente ragazzo di 29 anni che aveva nella sua mente e nel suo cuore il sogno e l’ambizione di poter un giorno diventare un uomo di calcio, masticare pallone mattina pomeriggio e sera, vivere nei campi a studiare i giovani calciatori, provare a intravederne le qualità, scommettere su qualcuno di loro e provare a raggiungere un successo, una consacrazione, insieme, a braccetto, verso l’obiettivo fissato. Ma non conoscevo niente di ciò che mi circondava, nulla avevo rappresentato in questo mondo, nessuno mi poteva aiutare ad entrarci, era il vero e proprio salto nel buio. Ma quel buio per me era comunque  la luce più illuminata e illuminante della terra. Vivevo a Londra, da pochissimo ero entrato a far parte della scuderia Roggi, Moreno si prese questa responsabilità, ma credeva tanto in me, mi stimava, e nonostante riconoscesse che questo mondo era per pochi, anzi per pochissimi, mi ripeteva spesso che se avessi avuto la pazienza e le basi  economiche per sopravvivere e resistere “sei, sette anni”   senza pensare ai guadagni, avrei avuto tutte le qualità per emergere e affermarni. Un giorno entrai in ufficio e gli dissi:”Moreno ho visto un ragazzo della Massese al raduno a Coverciano della Nazionale di C che fa paura, adesso chiamo il padre e fisso un appuntamento….” Mi guardo’, mi chiese di chiudere la porta, e mi fece sedere davanti alla sua scrivania. Per me Moreno era la guida assoluta, il maestro, colui che si prese la briga di togliermi di dosso la veste di giornalista  sportivo a Tuttosport e offrirmi la chance di giocarmi le carte nell’ambito da me sempre sognato. Mi guardò e mi disse:” Bernardo ascoltami bene, ti voglio dare un consiglio da amico e da agente navigato, lascia perdere la Massese, la Lucchese, il Poggibonsi e compagnia cantanti, inizia a sfruttare il tuo tempo cercando di stare con le persone che contano, cerca di conoscere i dirigenti importanti, anche perdendoci le giornate inutilmente ma stai con loro, tu lo puoi fare, tu hai le basi e le competenze per renderti credibile, magari butterai via del tempo per nulla, certamente non farai affari, ma ti porterà lontano in futuro, tu ci puoi stare dentro questo mondo…” Non lo nascondo, mi intimorì un po la cosa, facile dicevo dentro di me per lui dire una cosa del genere, terzino della Fiorentina, della Nazionale, procuratore di campioni, un passato così glorioso benché sfortunato, un nome una garanzia, io con il mio nome neanche alla porta del Castel di Sangro potevo bussare. Ma nella mia testa naturalmente si accese quella lampadina, inutile negarlo, non potevo trascurare le parole di Moreno. Ma amavo il calcio minore, le categorie inferiori, il calcio di provincia, forse il fatto di non avere l’obbligo di dovermi portare la pagnotta a casa e di avere il privilegio di potermi gestire con le “mie” risorse, che poi erano quelle di mio padre, mi offriva una certa libertà di azione, sprigionavo tutto il mio amore verso il pallone seguendo indirizzi dettati più dal mio profondo che da logiche professionali. Mi liberai presto delle paure, delle insicurezze, delle paranoie. Mi proponevo a destra e manca, con una faccia che più tosta non si può, ma fu l’inizio di un percorso certamente faticoso, certamente pieno di figuracce e di vuoti enormi, ma fu lo snodo cruciale della mia crescita professionale. Nulla di atomico parliamoci chiaro, ma l’intraprendenza, il coraggio, la sfacciataggine, mi portarono a viaggiare tantissimo e conoscere un sacco di persone, tante nuove società, personaggi variegati di un mondo che stavo iniziando a conoscere in profondità e che mi regalava uno stimolo meraviglioso, accattivante, magico direi. Lasciai prestissimo il mondo delle procure, avevo appena preso il mio primo calciatore, creai il contatto con il padre di Daniele Amerini e con Daniele stesso, ci incontrammo in ufficio, e trovammo l’accordo per andare avanti insieme. Ma non ero convinto, non mi è mai piaciuta l’idea di gestire giocatori, volevo altro, e sapevo pure bene cosa volevo fare. Lavorare con i club, con gli agenti, con l’estero, procurare affari, inventare operazioni, lavorare molto sui rapporti e creare le basi per operare da intermediario, lontano da tutto e da tutti, da solo, con le mie forze e le mie risorse, piano piano, ma senza legarmi a quello o a quell’altro, puntando tutto sulle mie qualità, sulle mie idee, sulle mie energie, sulla mia libertà. È così fu….iniziò un nuovo lunghissimo viaggio, nato improvvisamente, quasi dal nulla, ma che mi gratifico’ molto e mi trasmise uno stimolo magnifico ……LA ESPANA…..e sarà il tema del mio prossimo racconto …..adios chicos ….🇪🇸🇪🇸

2 commenti

  1. ciao berna,
    non mai avuto l’occasione di poter parlare con te ed allora ti scrivo.
    sono un tifoso viola dal 1969 ed orgoglioso di esserlo anche se purtroppo le varie vicende societarie a cominciare da Vittorio mi hanno un pò allontanato (da allora non vado più allo stadio) ma in tv non ne perdo una, ci buttarono in c2 giustamente o no non stà a me giudicare ma da allora sono accadute situazioni un pò particolari e questo mi ha tolto un pò di passione.
    mi spiace dirlo ma è cosi, sono stato molti anni in fiesole e questo oggi mi manca un pò però ad essere sincero mi mancano quegli stimoli o semplicente ritrovare quella passione che però si deve vedere anche nelle altre persone ed in particolare i della valle (lo sò c’è di peggio ma anche di meglio)
    sono un tifoso viola fino al midollo come tanti altri speranzosi che un giorno qualcosa possa cambiare.
    spero che tu legga il mio pensiero aggiungendo che ammiro molto il tuo modo di vedere e pensare sul mondo del calcio.
    un saluto
    andrea

  2. Grazie Berna! Leggo sempre volentieri le tue storie, soprattutto perchè parlano di tutto quello che non si vede, che non ci arriva.

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