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Se il campo non conta

Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com
Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com

di Antonio Frati | 4 ottobre 2016

Bruttissima sconfitta e bruttissima prestazione della Fiorentina in trasferta contro il Torino. Un 2-1 che forse non racconta neanche esattamente l’andamento della gara che hanno visto i ragazzi guidati da Paulo Sousa quasi mai in partita se non nei minuti di recupero. Pronti via e la sensazione, l’ennesima, è che ci siano molti uomini non adatti al modulo schierato e molti moduli non adatti alla rosa a disposizione. E’ un caos totale all’interno del quale la Fiorentina perde ogni piccolo passo in avanti fatto in campionato e in coppa. L’assenza di G. Rodriguez non può essere certamente un alibi, anche se la Fiorentina si presentava contro i granata con la migliore difesa della Serie A insieme alla Juventus. Il dato che più preoccupa e sconcerta oggi però, è la totale mancanza sia di propulsione della manovra, che di idee negli ultimi 30 metri. Attenuanti? Poche purtroppo, se non da ricercarsi ancora una volta col rischio di  essere ripetitivi, nella costruzione quantomeno senza senso di una rosa non solo incompleta, ma anche vecchiotta, soprattutto negli elementi cardine. Difesa a 3 o a 4 cambia poco, perché anche ieri come in molte altre partite, la Fiorentina difende col 4-2-3-1 (ma anche a 5) e si ripropone in avanti col 3-4-2-1. E il problema è sempre lo stesso, Nikola Kalinic lasciato in mezzo a 2-3 centrali, che lavora per nessuno perché nessuno lo supporta. Questo calciatore non sarà mai un grande bomber d’accordo, ma se poi non riesci neanche a sfruttarlo per tutto il lavoro che fa, diventa inutile, rischi di sfiancarlo e basta rendendolo ancora meno lucido di quanto già non sia in fase di realizzazione. O ci credi e gli affianchi due calciatori d’attacco con almeno uno vicino che possa scambiare e duettare, altrimenti ci sarà da fare una grande riflessione anche su di lui. Ilicic e Borja Valero non danno quasi niente alla manovra in questo momento, con lo sloveno addirittura tolto alla fine del primo tempo dopo una prestazione che definire irritante è dire poco. I centrali di centrocampo, sono lontani quasi 50 metri dall’attacco, col solo Sanchez deputato a mettere un freno almeno alla manovra avversaria, Milan Badelj, francamente nullo sia in interdizione che in fase di costruzione. Bernardeschi ancora una volta troppo evanescente e fine a se stesso, che in 2-3 occasioni si prepara anche bene la giocata, ma poi spreca sempre tutto o quasi e non incide mai nella manovra. Almeno ci prova si dirà, ma da un calciatore reputato così importante, prima ci aspettavamo molto, adesso dobbiamo pretendere molto. Finito il tempo dell’apprendistato e della crescita. A quell’età e con quelle doti fisiche o si è decisivi davvero in Serie A o altrimenti la categoria inizia a non essere più quella giusta. Domenica era a riposo Tello e c’era quindi davvero l’occasione per vedere due attaccanti veri in campo. Perché se con lo spagnolo in campo le due punte sono impossibili da schierare per evidenti incongruenze tattiche, domenica appunto non c’era e si poteva osare qualcosa di diverso, anche in partenza, con Zarate-Kalinic, Zarate-Babacar o Kailinic-Babacar. Oggi il senegalese fai fatica a lasciarlo fuori dal campo, per percentuale di realizzazione e soprattutto per atteggiamento verso la gara. Sia col Toro che nelle ultime uscite è sembrato forse l’unico a metterci qualcosa più degli altri, gol a parte. Un pallone toccato ed un gol che ha riaperto l’incontro, nel recupero trova quasi la zampata che avrebbe dato un insperato pareggio. Va detto per onestà che non è sempre stato così e se molte partite non ha avuto la fiducia del mister, un po’ di colpa ce l’avrà anche lui. Ma se Babacar è diventato quello visto nelle ultime uscite va trovato il modo di sfruttarlo e lo deve fare Paulo Sousa. Saranno quindici giorni senza allegria questi da passare prima del ritorno in campo, ma dovranno servire a tutto l’ambiente per ricompattarsi, ritrovare quello spirito calcistico che sembra essersi perso per strada e non solo da quest’inizio di campionato. E’ una situazione che viene da lontano, dal mercato di gennaio della scorsa stagione per essere onesti. Tutto questo parlare di tattiche, di uomini e di schemi è andato a farsi benedire nell’esatto momento in cui non hai dato appoggio e respiro ad una rosa e ad un allenatore che stavano facendo cose straordinarie. Anzi la società lo ha guardato quasi con malcelato fastidio questo gruppo, quasi a frenare quello splendido volo sparando direttamente alle ali di chi ti stava facendo volare. Sentire calciatori chiedere per DUE MESI di mercato altri calciatori nel proprio ruolo è quanto di più incredibile si possa pensare all’interno di un progetto sportivo, che lì, in quell’istante muore, soprattutto se poi SPENDI per portare due ZOPPI. Nessuno chiedeva fenomeni, ma calciatori che potessero almeno dare un altro po’ di vento alle vele, che potessero permettere a chi stava facendo tanto, se non di continuare su quei livelli, almeno a provare a reggere fino in fondo per posizioni importanti. Niente di tutto ciò, al condottiero così appassionato e che aveva creato un mezzo miracolo sportivo in cui NESSUNO all’inizio dell’anno credeva, è stato detto di pensare ad allenare e basta, che tutta quella voglia che aveva di spiegare e insegnare il suo credo calcistico per MIGLIORARE ogni giorno ciò che aveva fra le mani, in fondo non importava poi così tanto, anzi per qualche conto economico poteva anche essere un danno per i possibili aumenti di stipendi. Chi non ha notato il drastico cambiamento della passione di Sousa e di COME veniva tradotta sul campo da tutti i calciatori, per me è in malafede, vera, totale, assoluta. Quello che contava era spremere fino in fondo chi c’era, portarlo allo stremo e non chiedere di più. In ogni ambito lavorativo se ti pagano per fare una cosa e quello che fai così bene ti viene riconosciuto e vieni anche  stimolato a fare meglio perché così diventi importante tu e ancora di più chi ti paga, tutti sono spronati a moltiplicare le forze per dare ancora quel qualcosa di più. Ma quando ti pagano dicendoti che ti stai allargando troppo, che le tue idee non contano niente e se fai anche meno ti paghiamo lo stesso, con quale atteggiamento vai a lavorare tutti i giorni? Sono professionisti? Certo che lo sono, tutti lo siamo, ma sono prima PERSONE e poi professionisti. Se tu curi prima i professionisti che le persone non avrai in cambio niente di più dello stretto necessario, chi non lo capisce è bene che parli d’altro, nel calcio come in ogni altro ambito lavorativo, il numero dei quattrini è solo proporzionale al settore lavorativo. Lo stretto necessario nel calcio non porta risultati. Questo è successo ad ogni dirigente passato dalla Fiorentina, ad ogni allenatore e anche a molti calciatori. Tutti piano piano hanno perso gli stimoli sotto i colpi dei propri datori di lavoro, tutti nessuno escluso. E a molti è stato chiesto di fare non solo meno, ma anche da figurante in senso stretto. C’è chi ha accettato e chi no, in base al proprio carattere e a volte anche in base alle proprie esigenze di lavoro. Che nessuno si permetta di giudicare chi ha accettato l’arretramento e chi no, perché nessuno sa fino in fondo cosa porta una persona a tale decisione, stiamo parlando del lavoro degli altri, non del nostro. Da giudicare è semmai una proprietà che ti mette davanti a queste scelte. In questa città vengo sbagliati da sempre gli obbiettivi della critica, il bersaglio è sempre il più debole inteso come la conseguenza dei comportamenti della società e mai il più forte, ossia chi ne è la causa. Vedo società molto più piccole che lottano tutti i giorni più di noi, sia sul mercato che in campo. Eppure hanno molti meno introiti di noi se si vuol passare SEMPRE il concetto “soldi=risultato sportivo”, pagano i calciatori molto meno di noi. Prendiamo tanti punti di distacco dalla Juventus perché ha il doppio o il triplo degli introiti TV? Allora dovremmo dare noi tanti punti di distacco a realtà come Torino, Genoa, Cagliari, Chievo, Sassuolo ecc.ecc…invece siamo dietro anche a loro perché grazie a dio il denaro conta fino ad un certo punto, idem il bacino d’utenza nonostante i soliti TROMBONI continuino imperterriti a propinarceli come paletti da cui non si può prescindere per crescere, come se il fatturato e il bacino d’utenza non potessero crescere con i risultati sportivi. Fare calcio è altro, lo sanno tutti, chi afferma il contrario vuole raccontare favole alla gente, anzi chi le ha raccontate PER ANNI noto che sta già svoltando con pericolose inversioni ad U, fra editoriali notturni e diurni. Contano le idee e la professionalità e chi le paga deve anche sostenerle, magari con riconoscimenti a volte economici perché no, ma soprattutto mettendo nelle migliori condizioni le persone che svolgono quel lavoro di continuare a svolgerlo e non togliendogli il terreno da sotto i piedi. Qui se si ha un calciatore buono o in rampa di lancio anziché immaginarne successi futuri con la maglia viola addosso, molti pensano già alla plusvalenza mettendogli il cartellino al collo col prezzo fissato, lo hanno fatto molti noti giornalisti che gravitano intorno alla Fiorentina, magari pur non essendone tifosi, ma tant’è. E perché non immaginare tale calciatore almeno 3-4 anni con la Fiorentina, magari per sfruttarlo sportivamente per ottenere qualche risultato e poi anche rivenderlo, alle giuste condizioni e nel momento giusto per poi reinvestirne gli introiti? Perché NON interessa il risultato sportivo e da molto tempo, ogni settore di questa società è isolato e slegato dall’altro. Ognuno pensi a fare benino quello per cui viene pagato, se fa meno bene viene pagato lo stesso. I moduli, le tattiche, i problemi dei calciatori, degli allenatori, dei dirigenti sportivi non contano. Conta che i bilanci siano in regola e in attivo. O almeno che tornino come si vogliono raccontare alla gente, perché anche lì altrimenti, qualche genio salterebbe in una normale azienda. Ci avete portato allo sfinimento, noi vogliosi e capaci di parlare di calcio tutti i giorni, di tecnica e tattica, di pallone, sudore, prestazione sportiva, di gol e tifosi, di colori, di CALCIO insomma. Siamo sfiniti ma non morti o stupidi, continuate a dare in pasto alla gente gli obbiettivi scontati, i Tomovic e i Sousa o i Montella di turno, ma prima o poi arriveremo anche a voi. Facciamo finta di appassionarci di bilanci perché ce l’avete chiesto VOI togliendoci la parte sportiva, ma resistiamo ancora per poco. Vogliamo il calcio indietro insieme alla nostra Fiorentina. Sarà questione di tempo ma ci arriveremo.

Antonio Frati.

6 commenti

  1. Ciao Drak, le tue considerazioni sono condivisibili in larga parte. Però sono situazioni che si sono già ripetute troppe volte con questa proprietà purtroppo. Conta il manico, ma soprattutto qual’è il manico che conta? Abbiamo già provato a stringerci attorno alla squadra e ad un allenatore cercando di isolarli dalla proprietà. Può funzionare nel breve, a lungo periodo per me si sfascia tutto. Per me parte tutto dalla società e dall’atteggiamento che ha verso gli uomini di campo. Certo che vengono pagati e puntualmente, ma il mio parere è che nel calcio come in altri settori lavorativi non sia SOLO questo quello che conta. Noi tifosi possiamo chiedere che conti solo questo? Lo possiamo pretendere? Stiamo parlando sempre del lavoro degli altri e non del nostro. E nei settori dove l’entusiasmo ti può anche far sentire migliore di altri pur non essendolo del tutto, il manico e l’atteggiamento purtroppo lo da la proprietà. Parte tutto da lì. Puoi far chiedere ad un calciatore che nel mercato di riparazione possa arrivare un altro calciatore nel proprio ruolo? No, non te lo puoi permettere, almeno per me. E quando avviene anche altri che hanno (o dovrebbero avere) il manico, lo perdono inevitabilmente. Quando un allenatore che ha passione e vuole insegnare il proprio credo calcistico è COSTRETTO a far giocare un calciatore per operazioni cervellotiche imbastite dalla società, per me perde molto nei confronti di tutto il resto del gruppo. Con uno mi comporto in una maniera e con gli altri 20-22 in un’altra? Così perdo tutti gli altri, almeno che quello che gioca per forza non sia Maradona. E Tello non arriva neanche a Lasagna, figuriamoci…saluti e alla prossima.

  2. Caro Alessio Rui, questa rosa è stata costruita male, con troppe contraddizioni. Badelj per me non ha il passo per stare in quel ruolo, credo sia finita l’era della regia compassata e solo di testa o quasi. Oggi nel calcio moderno, in Italia specialmente, servono calciatori con caratteristiche diverse in zona del campo, almeno io la vedo così. Magari anche con meno qualità del buon Badelj, ma che abbiano un impatto diverso come intensità e velocità. I centrocampisti avversari anche delle squadre medio-piccole non ti danno respiro, ti vengono a pressare alti e ne risentiamo. Badelj ha un raggio d’azione troppo corto, non copre 50 metri di campo e non aiuta neanche i difensori, spesso presi d’infilata proprio per le mancate coperture davanti a loro. Ha anche cose che altri cetrocampisti non hanno, come la verticalizzazione, ma gli occorre troppo tempo e troppo ragionamento per metterla in pratica. E soprattutto poca presenza in avanti di attaccanti che si scambiano e creano presupposti per gli spazi in profondità. Auspico una mediana a tre con Vecino, Sanchez e Borja Valero che per me non può fare il trequartista, o almeno non lo può fare con una sola punta e nessun altro vicino. Ilicic lo conosciamo, Bernardeschi largo e basta è un uomo regalato agli avversari. Vorrei meno corse sugli esterni, un trequartista e due punte in area. I cross a NESSUNO non servono, serve arrivare in area 20 volte a partite e mettere in condizioni LE PUNTE (due per me) di battere a rete almeno 6-7 volte a partita. Di Tello o Berna che corrono verso il fondo per buttare via la palla, non so che farmene…saluti, grazie d’aver scritto e mi perdoni il ritardo.
    Antonio F.

  3. B. R. A. V. O
    Qualità e quantità…quella che manca a questa società.

  4. Il passato è stato, e intendo il mercato di Gennaio, lo conosciamo tutti, ci ha rovinato una stagione, lo sappiamo, ma ora è tempo di lasciarselo alle spalle. I Della Valle e la loro gestione non piace, ma sono i padroni della società, hanno fatto un piccolo passo indietro, appaiono meno, meglio per tutti, ma ora andiamo avanti. Ora ci sono pochi soldi, Corvino e Paulo Sousa, e loro devono fare il massimo con ciò che la Fiorentina ha ed è. Il passato non conta più, è andato, conta il presente e lavorare per il futuro. La squadra è questa e ci sono buone ragioni a giustificare il perchè sia questa. Conta il presente, la REALTA’ e lavorare su quella. La Fiorentina non ha giocato da sola, domenica, ha giocato contro un’ottima squadra che gioca un calcio lineare ed efficace, con gli uomini giusti al posto giusto, certo. Io tuttavia non scambio la nostra rosa con quella del Torino, del Sassuolo, del Genoa, della Sampdoria, del Milan, della Lazio e magari anche di altre, noi dobbiamo sfruttare le nostre qualità e farlo bene, lo abbiamo fatto in passato, conta ora farlo nel presente. Col Milan, anche rischiando troppo alla fine, lo abbiamo fatto, col Torino no. E’ solo una partita, anche se in molte partite si sono visti i soliti limiti, ma è sui limiti che si lavora per migliorare. Ma i limiti devono essere limiti dei giocatori ad adattarsi a un’idea di gioco, non un’idea di gioco confusa e mancanza di alternative tattiche quando l’avversario contarsta le nostre maggiori qualità. Sousa è stato fantastico col Milan, ai livelli dello scorso anno, e i giocatori hanno interpretato bene la partita, indipendentemente dal risultato e dai rischi finali eccessivi presi, ma col Torino hanno peccato dal punto di vista della struttura della squadra, e poi a livello di singoli, come è inevitabile che sia. Sousa deve mettere più razionalità nella sua quadra. Questo deve fare. Lui li vede, lui sa come stanno, lui deve fare il massimo, e farlo con ORDINE. Non ha scuse pseudo-spicologiche, Sousa, e neppure i calciatori, devono fare il massimo, perchè retribuiti e perchè professionisti, e certamente lo fanno, e se non riescono a farlo, l’errore è nel manico. Dei limiti della società ai livelli alti sappiamo, sono ineliminabili, perchè la loro essenza non muterà, e restano e probabilmente resteranno i proprietari, ma certi limiti potremmo dire li abbiano pure a Madrid col Florentino Perez di turno, e nessuno sta lì a suicidarsi per questo. Io avrei preso Lo Monaco al posto di Corvino, perchè lui serviva a una società come la nostra, ma i Della Valle si fidano solo di Corvino nel calcio, e hanno voluto lui. Questa è la realtà, ora Corvino impari a usare il suo manico nella maniera migliore possibile, e a fare il Lo Monaco se serve. La squadra, per gli obiettivi che ha, c’è. Tocca raggiungere gli obiettivi, pensando al presente e al futuro, il passato ci deve servire per non ripetere certi errori, non per piangerci addosso una settimana sì e una no sul calcio che sogniamo, sui proprietari della società e sulla rosa costruita male. La qualità c’è e deve essere sfruttata, BENE. Corvino, Sousa e poi i giocatori devono fare quello, e farlo BENE. Se i soldati non fanno quello che vuole il Generale, la colpa è del Generale. I Generali sono Sousa, e Corvino. I Della Valle e Cognigni sono l’Imperatore e la corte. Non fanno la guerra, e NON LA DEVONO FARE. Altrimenti è un casino, COME A GENNAIO. In Guerra ora comandano Sousa e Corvino, facessero le cose per BENE. Nel presente. Il passato non deve contare più, anche lì ci vuole il manico però, devono dimostrare di averlo, e questo è quanto, a mio parere.

  5. Ascolto in continuazione i dibattiti sulla viola di questi tempi e vorrei sottoporre tre considerazioni in proposito
    1. Non si tiene conto dell’impegno in Europa League; giocare il giovedì in EL e andare a Torino la domenica non è cosa da sottovalutare; non tanto per la forza degli avversari azeri o perchè i giocatori si siano stancati, bensì perchè una partita di EL da disputarsi di giovedì fa sì che il mercoledi (rifinitura), il giovedi (partita) ed il venerdì (scarico) la squadra non prepari l’incontro della domenica, mentre il Torino (non il Crotone o l’Udinese) dedichi una setimana intera di lavoro in vista delll’ppuntamento domenicale; si aggiunga a ciò che, giocando in trasferta, il sabato, ossia nell’unico giorno libero, i nostri han viaggiato. Troppe persone non danno conto di questa cosa ma il sig Brovarone che (a mio parere) queste cose le sa, può darne contezza nei suoi interventi?
    2. Troppi tifosi e giornalisti discutono sul modulo come se la soluzione dei mali fosse cambiarlo ogni volta che si perde. A parte il fatto che si tratta di “sistema di gioco” e non di modulo, il problema non è se si gioca a 4 o a 3, se si schiera 1 punta o 2 punte… (detto per inciso, Manchester United-Manchester City è stata una partita ove entrambe giocavano 4231 ma il gioco di Guardiola e Mourinho è agli antipodi). Il problema della Viola è che ha troppi giocatori con lo stesso passo. Tutte le squadre, compreso il Napoli che è quella con i principi di gioco più evoluti, liberano l’uomo davanti alla porta (o ad un cross pericoloso) nelle situazioni di superiorità numerica in ripartenza o contrattacco, la Fiorentina, ogni qualvolta si trova innanzi ad una possibile superiorità numerica, non la sfrutta perchè i due trequarti (Ilicic e BV) non hanno il passo e la velocità per farlo. Borja è a tutti gli effetti un centrocampista. Ci sarebbe Bernardeschi che con il Torino ha saltato l’uomo in un paio di occasioni ma, se deve fare il “tuttofascia”, parte troppo lontano dalla porta e concede agli avversari il tempo per andargli a marcare il piede sinistro. Il concetto del piede al contrario (ossia il dx che gioca a sx e viceversa) è interessante in un 433 o in un 4231 ma nel caso nostro non permette la superiorità numerica. E’ un problema di passo… Ilicic può giocare dove lo mette Paulo Sousa (che è la sua posizione) ma il terzo giocatore d’attacco (a prescindere se il sistema sia un 433, un 4321 o un 3421) deve essere un giocatore con un passo diverso…. Forse l’amore smisurato che tutti noi nutriamo per Borja ci impedisce di dire ciò che pensiamo, ossia che in questo momento non è un valore aggiunto…
    3. Da quando c’è Sanchez, Badelj non è più lui. Lo so che son giocatori con caratteristiche diverse ma, forse perchè occupano una posizione simile, forse perchè la personalità del colombiano è forte, il croato non riesce più ad essere il solito organizzatore di gioco, soprattutto con palla in uscita dalla difesa.
    Che cosa ne pensa?
    Grazie mille se vorrà rispondermi.

    Alessio Rui

  6. Un Frati di categoria …..CHAPEAU

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