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Ripartire, da dove sarebbe dovuto iniziare: Giancarlo Antognoni

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di Matteo Bellini | 8 settembre 2016

Giancarlo Antognoni, nasce il 1 Aprile 1954, a Marsciano in provincia di Perugia, ma ormai è un fiorentino a tutti gli effetti, come e più di tanti noi.

 

Arriva a Firenze nel 1972, acquistato per 435 milioni di lire dall’Asti, rimane in maglia viola fino al 1987, mettendo insieme la bellezza di 429 presenze e 72 reti, conclude poi la carriera in Svizzera, nel Losanna, Giancarlo decide di andarsene di sua spontanea volontà, quando capisce di non poter dare più quello che vorrebbe per la maglia viola, che ama visceralmente; lascia e va in Svizzera, consegnando la sua 10 nelle mani di Roberto Baggio.

 

Giancarlo avrebbe potuto continuare per altri anni in maglia viola, bastava un suo cenno e Firenze avrebbe smosso mari e monti per lui, ma Antognoni è sempre stato un signore, ha sempre dimostrato di anteporre le esigenze della squadra a quelle personali, capitano unico, leader carismatico vero.

 

Giancarlo avrebbe potuto andare a giocare ovunque, avrebbe potuto vincere qualsiasi cosa, ma come dichiara ancora oggi… “ho vinto poco, quasi niente, è il mio rammarico più grande, mi resta l’amore dei fiorentini, e questo mi basta”.

 

Inutile che vi narri le gesta, le peculiarità tecnico tattiche del più forte centrocampista che abbia mai calcato il prato del Franchi; sia perché le conoscono in tutto il mondo, e perché sono nato nel 1983 e non ho ricordi di una sua partita dal vivo, e questo invece, è il mio più grande rammarico.

 

Tornando sull’uomo Antognoni, parliamo dell’unica persona al mondo che riesce a vestire i gobbi di viola, accade durante la sua partita d’addio nel 1989 al Franchi di Firenze, i giocatori juventini, indossano per un giorno la maglia viola, solo ed esclusivamente per omaggiare un grandissimo uomo, e un grandissimo campione.

Giancarlo giocava in un Italia quasi completamente bianconera, ma anche li riusciva ad essere il faro, data la sua naturale classe e intelligenza tattica; proprio per questo è considerato uno tra i più grandi centrocampisti di sempre, Campione del mondo nel 1982, pur non giocando la finale, sempre  per colpa del solito infortunio che capita nel momento più bello.

Già… gli infortuni, se non si fosse messo nel mezzo Kung fu Martina, quello scudetto sarebbe stato nostro, non sarebbe stato coniato il famoso “meglio secondi che ladri”, non sarebbero riusciti a strapparci quello scudo biancorossoverde da cucire sulle maglie dell’anno successivo, è quasi morto Giancarlo, per alcuni secondi il cuore ha smesso di battere, lasciando una città col fiato sospeso, un silenzio assordante, un grazie al dottor Gatto del Genoa e al mitico Pallino Raveggi che ci hanno restituito la nostra bandiera con un prontissimo intervento.

 

Perché amare tutt’ora un ex calciatore che non ho mai visto come tanti della mia generazione?

È facile amarlo, grazie ai racconti di babbo e nonni, calcistici e non, mi hanno sempre parlato di uno di noi, che ha messo Firenze sopra ogni cosa, anche al giorno d’oggi è sempre disponibile coi tifosi, con quella che per lui è la sua gente, sempre col sorriso si intrattiene felicemente per una foto, per un autografo…per un abbraccio.

 

Passati i due anni in Svizzera al Losanna, nel 1990 con l’acquisto della Fiorentina da parte di Mario Cecchi Gori, Antognoni entra in società prima come osservatore, dimostrando tutto il suo valore di scouting, perfezionando l’acquisto di Manuel Rui Costa dal Benfica per 10 miliardi di lire, e scovando per pochi spiccioli gente del calibro di Thuram e Nedved, il primo perso a causa dell’uso di lenti a contatto, il secondo per pochi spiccioli; passato successivamente a ricoprire il ruolo di team manager; si dimette dopo uno scambio di vedute opposte con Vittorio Cecchi Gori relative all’esonero di Fatih Terim; dimostrando per l’ennesima volta il suo NON essere attaccato alla poltrona, o al ruolo ad ogni costo.

 

Riconosciuto come Campione, volutamente con la C maiuscola, in tutto il mondo, quasi più all’estero che in Italia, viene infatti premiato nel 2010 con il golden foot, lasciando la sua impronta accanto a quelle di Pelè e Maradona

 

Successivamente Giancarlo ricopre ruoli dirigenziali per la Federazione Italiana arrivando ad essere oggi capo delegazione dell’under 21.

 

Credo di avervi fatto capire, che Antonio in società abbia diritto di starci, sia come ruolo rappresentativo per il suo passato da giocatore(abbiamo avuto Ripa per 10 anni….), ma soprattutto per aver dimostrato nel recente passato le sue qualità e le sue competenze sia dietro alla scrivania, sia come uomo di campo, Giancarlo può e deve ambire ad un ruolo di primo piano sul “campo” come osservatore, o dirigenziale come team manager, sarebbe inoltre una garanzia per il tifoso, in quanto tutelerebbe Firenze e i Fiorentini come sempre.

 

Venendo ad oggi, i Brothers come ormai ho soprannominato i fratellini Della Valle nel precedente articolo, sono colpevolmente in ritardo di 14 anni, perché con una persona e un personaggio del genere, che possiamo solo ringraziare di aver avuto a Firenze, ci si mette a sedere da subito, fin dal 1 agosto 2002 e si programma il tutto con lui, soprattutto se si è totalmente inesperti di calcio come lo erano i fratellini nel 2002, sia a livello tecnico tattico, sia a livello di come muoversi nelle stanze dei bottoni.

 

Fortunatamente, anche se con 14 anni di ritardo, c’è stato un riavvicinamento tra la società e la nostra unica Bandiera, NON PERDETE TEMPO ADESSO, vi prego, e lo chiedo a nome di Firenze, ci avete lasciati orfani di padre per troppo tempo, rimettete Antognoni al centro della Fiorentina, rendeteci il padre ritrovato.

 

 

 

Perche poi per me, indossare la tua maglia è sempre stato un onore

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Matteo Bellini

 

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