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Quella meravigliosa scuola madrilena

Bernardo Brovarone radio

di Bernardo Brovarone | 2 novembre 2016

Erano i primi giorni di primavera, Madrid in quei momenti diventa città unica, accogliente, illuminata, divertente, movimentata, la movida prende campo, la notte sembra non avere mai un punto di arrivo, si girano i locali come trottole, non si finisce più, atmosfera magica e nottate da paura. Nel bel mezzo di una di queste mi ritrovai nel locale di un amico, era aperto da poco, gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo, e quella sera, accompagnato da un dirigente italiano, andammo a bere qualcosa da lui, in calle San Bernardo per l’appunto, dietro Plaza de Espana.Lui oggi non è più fra noi, ci ha lasciato non tanto tempo fa, era uno dei più grandi intermediari internazionali e assoluto punto di riferimento per il Milan di Berlusconi in terra spagnola. Parlo naturalmente di Ernesto Bronzetti, uomo tosto e molto capace, di maniere semplici e burbere , ma sempre sul pezzo, con grandissime qualità nei rapporti umani e comunque preso dal lato giusto pure molto generoso. Chi passava da Madrid per questioni di calcio non poteva non incrociarlo, te lo imponeva lui, era diabolico in questo Ernesto. Io ero arrivato da poco in Spagna, lui sapeva perfettamente che ero stato mandato a Madrid da Franco Baldini, e certamente questa cosa lo incuriosiva, lui era il curiosone numero uno, e mi chiamo’ per farci una chiacchierata. Io avevo pure bisogno di un riferimento forte che mi potesse dare entrature ulteriori in un ambiente per me nuovo, ma non avevo tutta questa voglia di aprirmi totalmente, ero molto acerbo ancora, le trappole in questo mondo sono sempre dietro l’angolo li’ che ti aspettano, ci voleva prudenza e ci andai con piedi di piombo. Passammo una serata bellissima, il Bella Blu era una sorta di night, classico locale notturno di dimensioni ridotte, pieno di ballerine e accompagnatrici, musica dal vivo suonata e cantata da una meravigliosa ragazza greca insieme a un uomo spagnolo con un vocione indimenticabile, tavolini e divani sparsi per il locale, un ambiente pieno di fumo e di situazioni pure losche, ma fascinoso e troppo eccitante. Parlammo di un sacco di cose, gli raccontavo del mio nuovo percorso di vita, dei miei progetti, dei miei sogni, delle persone con cui stavo condividendo la mia nuova storia professionale, di giocatori, di club, di presidenti, di agenti, un pastone generale. Lui con quell’accento ternano inconfondibile mi incantava con racconti di calcio vissuto da pelle d’oca per un novizio come me, i suoi rapporti privilegiati con il Real Madrid, ma soprattutto con Jesus Gil l’allora storico presidentissimo dell’Atletico Madrid, un personaggio esuberante e vulcanico, amante vero del calcio e dei colchoneros, ma pure un uomo fuori controllo, sfidava tutto e tutti e spesso cadeva in disgrazie irrimediabili, ma un uomo che all’Atletico ha dato veramente la vita, il sangue, il suo coraggio, e tutte le sue risorse. Ernesto aveva pure un collaboratore italiano, fra l’altro ex giocatore anche di un livello abbastanza importante, Salvatore Garritano, persona deliziosa, sempre disponibile, faticatore e uomo molto corretto e solare. Nel tempo siamo diventati molto amici, lui ha passato momenti molto difficili per vicissitudini personali, ancora oggi ogni tanto ci sentiamo, e’ una persona che porto nel cuore. A me interessava avere notizie su un giocatore che piaceva a un paio di squadre italiane, ero stato incaricato da loro di sondare la situazione, capire che margini ci sarebbero potuti essere, vedere un po’ se esisteva la possibilità di affondare. Ne parlai con lui, decidemmo di andare a vederci una gara di Coppa UEFA dell’Atletico al Calderon, ospiti del club. Quella sera conobbi il Direttore Generale del club, Miguel Angel Ruiz, uomo alto elegante e signorile come pochi, in quella sua voce soave e leggera c’era pure tanto altro, un dirigente serio duro e rigido quando serviva, straordinariamente professionale, grande conoscitore di calciatori, molto legato al club, persona davvero di grande spessore. Durante l’intervallo mi chiese se avessi avuto la voglia di andare a un party con loro a fine partita in una zona residenziale di Madrid, a casa di una famosa ex cantante spagnola famosissima, di cui chiaramente non ricordo il nome. Ernesto non venne con noi, mi lascio’ da solo, non sapevo praticamente una sola parola di spagnolo, ma non poteva certamente essere un grande problema, mi buttai nella mischia come sempre. C’erano tantissimi invitati, alcuni pure italiani, conobbi un sacco di gente, bevemmo e mangiammo, lei canto’ e ci regalò momenti meravigliosi, romantici, divertenti, leggeri, veramente un clima da sogno. Ad un certo punto della serata Miguel Angel viene da me e in un orecchio mi dice :” Ti voglio presentare una persona Bernardo ….” Andammo in giardino e vicino a una statua meravigliosa su un pratino c’era un uomo che conoscevo, fumava il sigaro, e rideva ….era il Presidente Jesus Gil, simpaticissimo come sempre, sorridente divertente, con quella voce inconfondibile, con un foulard al collo, un gilet marrone, una camicia abbastanza improponibile, un carisma e una personalità da restare intimoriti. Parlammo un po’, mi chiedeva un sacco di cose, non capivo una beata minchia, ma riuscimmo a decidere di fissare un appuntamento nei giorni successivi nella sua tenuta fuori Madrid per parlare del giocatore in questione, e rimanemmo che attraverso Miguel Angel avremmo tenuto i contatti nei giorni a seguire. Così fu, organizzai questi incontro nella residenza di famiglia fuori Madrid, e chiamai il dirigente italiano che sarebbe dovuto venire con me. Il giocatore era Jose’ Mari, giovane attaccante dell’Atletico Madrid e della nazionale spagnola. Chiedevano una cifra spropositata, non se ne fece nulla, ci fu pure un altro incontro più avanti ma non esistevano i presupposti. Mi sembrava di stare in un museo giuro, fra quadri, sculture, vasi giganteschi meravigliosi, saloni incredibili, arredamento pazzesco, armi, trofei di caccia, tappeti stupendi, una tenuta da paura veramente. Ci salutammo cordialmente, i nostri rapporti, soprattutto grazie a Ernesto, si ferrarono molto e ci fu in seguito modo di realizzare insieme operazioni molto interessanti, ma pure tante altre cose extra pallone. Quasi ogni mattina ero al Vicente Calderon negli uffici loro, mi accoglievano sempre come un milord, erano speciali davvero. Mi è stata data una possibilità enorme, e penso di averla sfruttata a dovere. Oggi quei colori, quelle persone, chi c’è e chi invece ci ha lasciato, vivono tutti nel mio cuore, sono stati gli inizi della mia avventura professionale, stavo scoprendo, conoscendo, approfondendo, e naturalmente pure sbagliando. E loro sono stati per me una base solida su cui appoggiarmi e una scuola preziosa di calcio di business…di vita …inizio’ praticamente tutto da lì…..Non so dove tu sia in questo momento Ernesto, e neanche tu caro presidente Jesus, ma vi mando una carezza e un bacio infinito, non vi dimenticherò mai ….gracias ❤️
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Un commento

  1. Bellissimo racconto!

    grazie Bernardo!

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