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Motivazioni ne vuòi?

Sousa1

di Antonio Frati | 23 ottobre 2016

La Fiorentina si presenta a Cagliari dopo la vittoria in trasferta a Liberec in Europa League. Attenzione, nessun slancio, la vittoria di coppa è venuta contro una squadra di semidilettanti, terz’ultimi nel campionato Ceco, con 6 gol fatti in 9 gare. La Fiorentina ha vinto, bene il 1-3 in trasferta, bene il ritorno al gol di Kalinic (finalmente), ben il gol di Babacar. Altri “bene” non ne esistono, perché questa squadra ha comunque trovato il modo di prendere gol da un avversario che fatica a trovarlo nel campionato ceco, è stata schiacciata per 15-20 minuti del secondo tempo da un avversario che a fatica si salverebbe in Serie B in Italia. Quindi per questo e per altri apetti la serata europea non può servire come proiezione per affrontare una delle partite più difficili forse dell’intera gestione di Paulo Sousa. I ragazzi di mr. Rastelli schierati col 4-3-1-2 che non fa fatica a diventare 4-3-3, vengono da 4 vittorie nelle ultime 5 giornate (in mezzo solo la sconfitta pesante contro la Juventus) con 9 gol fatti e 3 subiti. Il Cagliari oggi è forse l’avversario più difficile da affrontare per la Fiorentina, perché non è un fuoco di paglia, certamente non lotterà per le posizioni di vertice e fino alla fine, ma è una squadra di calcio concreta e vera, ha una rosa costruita con criterio (si anche il Cagliari fa calcio), messa bene in campo, un mix di giovani interessanti e vecchi mestieranti di  Serie A e B, ma non scarsi tecnicamente, anzi. Borriello che ha iniziato alla grande la stagione, gli schemi d’attacco veramente pericolosi, la velocità e la grinta di questa rosa rendono questa partita quasi proibitiva per la Fiorentina, che sembra quasi impaurita a scendere in campo contro questo tipo di avversari. Storari fra i pali, gli esterni bassi Pisacane e Murru spingono, crossano bene e difendono, Bruno Alves e Ceppitelli (che si alterna col redivivo Salamon) i centrali, Tachtsidis davanti a loro con compiti di regia veloce e aiuto difensivo, Isla e Padoin a proporsi e rompere il gioco, poi Joao Pedro o Di Gennaro sulla trequarti a suggerire davanti per Borriello e Sau (o Melchiorri). Chi entra non interrompe quasi mai il meccanismo ben oliato di Rastelli, che se non è eccelso per la qualità degli interpreti, ma sicuramente è serio e logico. C’è poco da fare gli schizzinosi oggi a Firenze, oggi il Cagliari si presenta da favorito e credo che nella storia del campionato italiano si successo forse una paio di volte, non di più. E’ un momento difficile per la Fiorentina, forse il più basso dopo l’era Mihajlovic ed era impensabile che si potesse verificare con l’allenatore che ha timbrato comunque la miglior partenza della nostra storia, almeno in termini di punti con 6 vittorie in 7 partite nella scorsa stagione. Oggi molti (a questo punto giustamente) puntano il dito sulla “leggerezza” di quel periodo rispetto a tutte le altre squadra affrontate, ma può veramente contare così tanto e così a lungo una condizione fisica palesemente superiore alle altre? Quello che abbiamo visto nei primi mesi della scorsa stagione magari non tornerà, ma per me non abbiamo visto solo leggerezza nelle gambe, c’era anche altro ed è quello che dobbiamo recuperare. Non sarà semplice per Paulo Sousa recuperare la convinzione che avevano questi calciatori, la spensieratezza di sapere di non avere pressioni da nessuna componente dell’ambiente che li circondava. Oggi la pressione esiste eccome, la posizione in classifica è tremenda, essere solo a tre punti dal Palermo terz’ultimo con solo Pescara e Udinese in mezzo, fa tremare i polsi. Tutti continuano a dire che questa squadra NON può finire nella lotta per la salvezza, per valori tecnici e molto altro. Non ci può finire infatti, perché c’è già dentro alla lotta per la salvezza e in pieno anche. Bisogna tirarsene fuori, abbiamo tutti i mezzi e il tempo per farlo ovviamente, ma gradirei che il momento non fosse sottovalutato per niente da tutto l’ambiente fiorentino come sento fare in questi giorni, non è tempo di risolini di scherno o di prendere sotto gamba questa situazione. Ho visto retrocessioni quando nella Fiorentina giocavano ben otto nazionali di vari paesi, quindi calma con le battute peraltro poco simpatiche. Le battute rischiano di farle gli altri. Preso atto del TOTALE menefreghismo verso il risultato sportivo da parte della società che NON rinnova il contratto a Sousa e NON lo esonera, l’ennesimo anche se non ce n’era bisogno, tocca ancora al gruppo togliersi da questa situazione ingarbugliata. Restano solo i ragazzi che vanno in campo e quelli che li seguono ovunque, EROI VERI come in un giovedì di coppa in Cecoslovacchia in 600, qualcuno dei quali avrà anche proseguito volando direttamente in Sardegna, trasferta mai comoda per ovvi motivi. Oggi questo resta, le situazioni tattiche per noi lasciano il tempo che trovano. Sono discorsi che possono interessare chi viaggia forte, non chi è in difficoltà. Quanto può cambiare se Sousa ripresenta o meno le due punte? Se gioca Babacar o Zarate? Se Badelj sta finalmente fuori una partita? Se rientra Ilicic e si ritorna con un solo attaccante? Se Tomovic perde il posto per Salcedo? Poco o niente se il cambiamento non avviene come mentalità di gruppo, nella voglia di onorare questa maglia e chi la segue spendendo davvero soldi, tempo ed energie. La sensazione di scollamento più che fra reparti (anche se evidente), è  che ci sia fra gli stessi componenti della rosa ed è questo che va ribaltato del tutto. Sousa oggi deve riportare nella sua rosa e in campo quello che abbiamo visto (o intravisto a questo punto) lo scorso anno e che rifiuto di pensare sia stato SOLO esclusivamente un fatto di preparazione fisica, c’era anche altro. La logica vorrebbe che si potesse proseguire con le due punte e un trequartista, meno dispersione sugli esterni quindi e più presenza in area e nei dintorni, Borja Valero (o Ilicic e il conseguente spostamento dello spagnolo nella mediana a TRE) dietro Babacar e Kalinic, magari Zarate dal primo minuto in luogo di uno dei due centravanti. Ma ripeto, ogni discorso tattico e tecnico oggi rischia di essere esercizio di stile, se prima non si rimettono a posto le cose sul serio. Spero vivamente di tornare a commentare le partite sia in presentazione che nel dopo gara a livello tattico, parlando di calcio che è quello che più mi e ci interessa. Tocca a Paulo Sousa oggi e ai ragazzi in maglia viola. E se non interessa a chi li paga (questo è tristemente), si ricordino che OLTRE DUE MILIONI di tifosi viola li guardano e li seguono quasi ogni giorno. DUE MILIONI di motivi e di motivazioni ce l’hanno. E se non gli bastano, facciano altro e lontano al più presto da qui possibilmente.

Antonio Frati.

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