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Le indimenticabili giornate con il mio Long John

Bernardo Brovarone sigaretta

di Bernardo Brovarone | 19 ottobre 2016

Ero da poco atterrato a Madrid, stavo rientrando da Palma di Maiorca, un caro amico di Milano, che viveva in Spagna da tempo, mi aveva invitato per un week end di svago e divertimento, l’isola è meravigliosa e soprattutto ero felicissimo di incontrarlo. Mi raccontava di una serie di amicizie importanti che aveva nel mondo del calcio e che avrebbe voluto presentarmi alcuni di questi, magari avremmo potuto fare qualcosa di interessante insieme. C’era una persona fra queste che mi stimolava più delle altre, forse perché era un allenatore importante, forse perché mi stava simpaticissimo senza neppure conoscerlo, forse perché era la persona assolutamente più vicina a Maurizio, sta di fatto che appena rientrato a casa a Madrid lo chiamai, e fissammo un incontro a San Sebastian a casa sua. Lui era John Benjamin Toshack, straordinario personaggio, storico numero 10 del mitico Liverpool di Kevin Keegan, romanticone del pallone, fascino irresistibile, amante delle donne, del golf, del whisky, insomma un godereccio di primo livello, ma pure un professionista straordinario e un tecnico favoloso. Da poco aveva lasciato la panchina del Real Madrid, dette le dimissioni a Febbraio per problemi con i leader di quello spogliatoio stellare di quel tempo, che fra l’altro vinse poi la Champions League a Maggio. I senatori erano Davor Suker, Clarence Seedorf, Pedrag Miijatovic, Christian Panucci, loro comandavano in quel Real Madrid, ed erano in conflitto costante con John. L’uomo su cui faceva affidamento il mister era Raul Gonzalez Blanco, allora giovane campione, ragazzo straordinario, goleador stellare, già punta di diamante di quel Madrid da paura e fuoriclasse della nazionale spagnola. Ma una sera,durante un’inaugurazione di un ristorante di Raul e del compagno Helguera, accadde qualcosa che piacque molo poco a John,sentiva che stava perdendo di mano lo spogliatoio, che si stavano creando crepe pericolose e forse irrimediabili. La mattina del giorno dopo,fulminante e immediata,arriva la notizia bomba che Toshack ha consegnato le dimissioni al presidente Lorenzo Sanz e ha lasciato la panchina del Real Madrid. Ricordo ancora il telegiornale di quella mattina che fece vedere le immagini di John che esce dallo stadio con il suo suv e solo per qualche millimetro non sdraia al suolo tre o quattro giornalisti presenti alla fine della salitina della porta di uscita dei giocatori del Bernabeu. Aveva un carattere molto particolare, un gallese duro e rigido, metodi antichi, poche storie e pedalare, la notte si dorme, il giorno si lavora, e pochi grilli per la testa, altrimenti sono problemi per tutti. Termino’ così il suo secondo mandato al Real Madrid, fece un’esperienza poco dopo al St Etienne in Francia e poi torno’ nella sua vera casa, San Sebastian, alla Real Sociedad, la società a cui è certamente più legato. Andai a trovarlo, cenammo insieme, parlammo tantissimo quella sera, ne rimasi incantato. Lui è l’inventore del modulo a double-pivot, l’oramai notissimo 4-2-3-1, lo sperimento’ per la prima volta a La Coruna quando allenava il Deportivo, i due mediani erano Mauro Silva e Donato, chi ha memoria e conoscenze potrà ricordarne le qualità fisiche mostruose, la forza, la personalità, erano due dighe improponibili da superare, acciaio puro, cattiveria brasiliana di quella vera, e mi raccontava che proprio da lì’ parte quel modulo, quelle devono essere le basi essenziali per potersi permettere poi tre mezze punte e un centravanti la’ davanti. Io a tavola non lo seguivo più, mi stava rimbecillendo, fra bicchieri forchette coltelli, bicchieri, spostava e muoveva in continuazione gli oggetti, raccontandomi praticamente tutto del suo credo calcistico, delle sue idee innovative, della sua vocazione tattica, della sua storia. Era di una bellezza quell’uomo così entusiasta, così colto, così affascinante, così omone grande e famoso che si divertiva con me a raccontarsi e raccontare. Passammo una serata splendida, sembravamo amici temprati e vissuti quando mi riaccompagno’ in hotel. Prima di farmi scendere dalla macchina mi disse:”Se resti anche domani ti faccio vedere un ragazzino che ho con me alla Real Sociedad che diventerà un mostro, e anche suo fratellino più piccolo sta venendo su bene.Dovetti ripartire, rientrai a Madrid, non potevo restare, ne parlammo più avanti. Lo faceva giocare quasi sempre, era un centrocampista, un regista puro, intelligente, una mente meravigliosa, umile pratico, grande cucitore di palloni ma dotato anche di un gioco lungo meraviglioso, si posizionava in quel tondo di centrocampo e dirigeva l’orchestra, era uno spasso guardarlo dal vivo. Lo osservai due, tre volte,, e ci lasciai il cuore….chiamai Franco e consigliai la Roma di venire a vederlo perché ne valeva assolutamente la pena. Mandarono un osservatore, Vincenzo Minguzzi,con cui andammo a vedere anche Vicente del Valencia, un’ala sinistra che mi piaceva da matti, la gara era Spagna Israele under 21. Vincenzo oggi fa il direttore sportivo, a lui piacque molto, a Fabio Capello un po’ meno evidentemente, ma non era una novità, lui voleva sempre e solo campioni affermati, pronti per vincere subito, non aveva tempo da perdere con i ragazzini.Io a Franco facevo una testa così per convincerlo a prendere questo gioiello, ma naturalmente anche lui doveva rispettare le priorità dell’allenatore, ne riconosceva le doti ma non vollero affondare. Questo bambino si chiamava Xabier Alonso Olano, per gli amici Xabi Alonso…ciò che poi la storia ha raccontato della sua carriera lo sappiamo tutti, inutile soffermarsi ancora. Il fratellino non ce l’ha fatta, ma John aveva questa grandissima dote nell’intravedere il futuro di un giovane calciatore, glielo dicevo sempre. Un giorno mi confido’ che gli sarebbe piaciuto venire a farsi un’esperienza in Italia, ne parlammo….sarà il mio prossimo racconto ….

Un commento

  1. Ciao Bernardo, sei al corrente della contestazione messa in atto dai tifosi del Charlton contro la proprietá? un mio amico inglese me ne ha parlato e credo dovremmo trovare ispirazione a Firenze per almeno provare a esprimere una qualche forma di disssenso in mezzo al grigiore di questi giorni. Ho fondato un Viola Club qua a Praga con qualche amico viola. mi farebbe piacere scambiare due parole con te qualche volta. In bocca al lupo comunque a presto Matteo

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