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Fiorentina, seconda sconfitta in tre giorni.

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di Antonio Frati | 19 dicembre 2016

La Fiorentina dopo il recupero col Genoa perde anche a Roma con Lazio, nella terza partita in sei giorni, in un tour de force che si concluderà giovedì prossimo in casa contro il Napoli con la quarta gara in 10 giorni. Il 3-1 finale è la fotografia forse un po’ bugiarda di una partita nata male, proseguita su buoni binari e conclusasi con il gol finale in contropiede della Lazio nei minuti finali. Contro la Lazio di Inzaghi, ora al terzo posto in classifica a braccetto col Napoli, Sousa non poteva schierare Borja Valero per i postumi dell’infortunio che l’aveva già tenuto fuori contro il Genoa, Gonzalo Rodriguez fermato da un forte stato influenzale e Badelj squalificato. Quindi De Maio dal primo minuto con Astori e Tomovic, Olivera esterno sinistro, Vecino e Sanchez davanti alla difesa, Tello largo a destra, Ilicic sulla trequarti, Bernardeschi libero di allargarsi a sinistra e tentare di assistere Kalinic nelle sortite offensive. La Lazio ha forse sorpreso la Fiorentina con uno schieramento tattico inedito con tre centrali e Bastos al rientro, un centrocampo folto a cinque uomini con Anderson, Milinkovic-Savic, Biglia in cabina di regia, Cataldi e Lulic, in attacco Keita e Immobile. Attacco laziale supportato spesso dalle incursioni di Anderson e Lulic sulle fasce, ma soprattutto dalle continue cuciture e strappi centrali di Milinkovic-Savic, calciatore ad un passo (anche meno, era all’interno della sede viola per firmare il contratto e ne uscì piangendo dicendo che andava alla Lazio…) dalla Fiorentina e che è oggi a tutti gli effetti l’uomo chiave della manovra biancoceleste. Il serbo assalta e assiste gli attaccanti, si propone dal centrocampo,  da mano in contenimento e si inserisce tante volte in area avversaria. Paulo Sousa ha messo in campo una formazione certamente più logica di quella vista giovedì nel recupero di Genova, ma non è che ci volesse poi tanto visti gli scempi tattici del Ferraris, ma il risultato è stato purtroppo lo stesso. Logica o meno è l’atteggiamento globale della squadra che fa riflettere, come se questo gruppo non riesca ad entrare in partita se non quando la stessa è quasi compromessa, un po’ come era già successo a San Siro contro l’Inter. Sul 2-0 per la Lazio con i gol di Keita B. e Biglia su rigore, è iniziata la partita per la Fiorentina. Certamente favorita anche dal calo fisico e dalla voglia di aspettare gli avversari dei laziali, ma almeno qualcosa si è mosso. Ilicic ad inizio ripresa ha avuto sul piede la grande occasione per riaprire subito il match dal dischetto dopo il rigore concesso da Irrati per fallo su Cristoforo subentrato all’infortunato Tomovic. Lo sloveno però si è fatto parere il rigore da Marchetti battendo un pessimo rigore e rialzando una Lazio che sembrava sulle gambe dopo gli sforzi del primo tempo. Errore che poteva chiudere davvero il match, ma i ragazzi di Sousa ci hanno provato ancora e grazie a Zarate, anche lui entrato nel secondo tempo ai danni di un irritante Ilicic, hanno riaperto la gara. A quel punto Sanchez era nei centrali difensivi, Vecino quasi rimasto solo a metà campo, Bernardeschi ha provato a caricarsi la squadra sulle spalle anche se in maniera confusionaria e poco produttiva, resta comunque suo l’unico tiro pericoloso sul quale Marchetti ha dovuto effettuare una parata importante per la vittoria della Lazio. Kalinic poco servito e poco presente nella sua solitudine contro i difensori laziali; il solito Tello che prima regala malamente il pallone sulla propria trequarti mandando verso la porta Milinkovic-Savic che viene steso da Tomovic in area per il rigore del 2-0 e poi è autore dello spunto che porta la Fiorentina ad accorciare le distanze, con un bel movimento senza palla, una buona finta in area evitando Marchetti in uscita e servendo Zarate in area (o meglio servendo un difensore laziale con Zarate a 5 metri da solo, ma con il pallone che finisce ugualmente all’attaccante argentino…) che insacca a porta vuota. Tello che poi sarà sostituito da Chiesa a 10 minuti dal termine per l’assalto finale. Assalto che poi non c’è stato, la Lazio ha rischiato poco, (tiro di Bernardeschi a parte) e alla fine è arrivato anche il 3-1 in contropiede dopo un fallo non concesso per fallo su Zarate in zona d’attacco della Fiorentina, con Radu che ha freddato Tatarusanu e chiuso definitivamente l’incontro. La Fiorentina esce quindi anche dall’Olimpico con zero punti e forse la definitiva certezza di aver perso l’ultimo treno per restare attaccati al gruppetto che lotta per l’europa. L’occasione c’era, ma forse il valore di questa squadra, totalità della rosa compresa, è quello che la classfica ci mette davanti, dal sesto al decimo posto. Il problema è che siamo solo a Dicembre, e pensare di passare 5-6 mesi nel totale anonimato in Serie A può rappresentare un problema per tutto l’ambiente, non abituato a questa situazione. A questo punto è una fortuna che ci siano ancora le coppe da giocare per la Fiorentina, con la Coppa Italia che può davvero essere un obbiettivo da giocarsi fino in fondo, sia per tornare in Europa League che per riuscire a portare a casa il tanto agognato primo trofeo in 15 anni della gestione Della Valle. Sarà comunque un cammino duro anche lì, nessuna strada spianata come poteva essere quella dello scorso anno brutalmente interrotta dall’inopinata sconfitta col Carpi, ma comunque una strada da tentare e su cui riversare molte delle poche energie a disposizione quest’anno. L’Europa League tornerà a Febbraio con la doppia sfida al Borussia Moenchengladbach, turno che non sarà agevole ma che può anche essere superato dalla Fiorentina. Ennesima occasione persa dunque, forse l’ultima per poter rilanciarsi davvero in campionato. Giovedì contro il Napoli di nuovo in campo in notturna, in un match che oggi può apparire quasi senza significato dopo le due sconfitte in tre giorni patite dalla Fiorentina. Il significato può essere quasi solo quello dell’orgoglio e la voglia di non alzare bandiera bianca già a dicembre. Vedremo se basteranno questi pochi giorni a far ritrovare uno spirito di squadra che si manifesta purtroppo solo quando la partita è in salita e se la condizione fisica e mentale può reggere davvero a questo allucinante urto di ben quattro partite in dieci giorni.

Antonio Frati.

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