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Fiorentina-Atalanta, il tempo delle parole è finito.

Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com
Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com

di Antonio Frati | 16 ottobre 2016

La Fiorentina torna finalmente in campo dopo la sosta per gli incontri di qualificazione ai Mondiali 2018 nel “lunch match” alle 12.30 al Franchi contro l’Atalanta. Nerazzurri che arrivano a Firenze con una partita ed un punto in più dei ragazzi di Paulo Sousa, frutto di tre vittorie e quattro sconfitte in Serie A. La “dea” è anche l’unica formazione insieme a Sassuolo e Juventus a non aver ancora pareggiato un solo incontro. La terza peggior difesa con 12 gol subiti ma anche 10 gol fatti, testimoniano una squadra che lotta, che difficilmente molla la presa e che non si può pensare di battere facilmente, com’è nello spirito dell’Atalanta da sempre e nel dna delle formazioni di Gasperini e il suo 3-4-3 ragionato, fatto di ottimi schemi collaudati nel tempo, sia in fase difensiva che in fase d’attacco. Gasperini è tornato al suo modulo preferito dopo aver iniziato la stagione col 4-3-3, schieramento tattico che non ha dato i frutti sperati dall’allenatore piemontese. Nelle prime cinque uscite infatti, l’Atalanta ha collezionato ben 4 sconfitte e una sola vittoria contro il Torino a Bergamo per 2-1. Non c’è da stupirsi quindi dei cambiamenti tattici delle ultime partite in cui i bergamaschi si sono ritrovati nelle prestazioni e soprattutto nelle vittorie, le ultime a Crotone e in casa, a sorpresa contro il Napoli. L’ago della bilancia nello scacchiere tattico di Gasperini è senza dubbio l’autentica rivelazione della stagione orobica: Fanck Kessié, ivoriano del 1996. Calciatore straripante fisicamente, capocannoniere con 4 gol e vero anello di giunzione fra la mediana e l’attacco atalantino, capace di inserirsi ed andare al tiro molto spesso e bene, ha anche l’assist fra le sue doti migliori. Già sei presenze nella propria nazionale maggiore, questo ragazzo sembra aver già bruciato tutte le tappe nel calcio che conta. Sembra veramente destinato ad uno scintillante futuro, chiaramente verso altri palcoscenici e squadre più importanti. Intanto permette alla sua squadra di passare indifferentemente dal 3-5-2 al 3-4-3, segna e fa segnare. Del bel campionato di Kessié ne trae giovamento soprattutto Petagna, che dopo gli esordi appena maggiorenne con la Sampdoria, sembrava non aver avuto quella crescita prospettata da tutti, qualche presenza in B con il Latina e il Vicenza senza lasciare grandi tracce. Dopo il campionato da titolare in B con l’Ascoli, anche in questa stagione era forse destinato ad un ruolo da comprimario dietro Paloschi e Pinilla ma qualche infortunio e le opache prestazioni degli altri compagni di ruolo, gli hanno fatto scalare le gerarchie e dopo l’inutile gol in casa nella sconfitta per 3-4 contro la Lazio, Petagna ha ripagato la fiducia di Gasperini con gol pesanti e decisivi come quello contro il Napoli nell’ultima giornata disputata. Il Papu Gomez con questo centravanti è tornato ad essere utile, Dramé e Conti fanno un grande lavoro sulle corsie esterne, più difensori che calciatori offensivi, garantiscono all’Atalanta copertura ma anche appoggi per gli inserimenti quasi sempre di Kessié ma anche dello svizzero Freuler. Kurtic a fare legna in mezzo al campo, l’Atalanta è una squadra in salute, giovane e che sta iniziando a capire e digerire il calcio di Gasperini, da sempre fatto di tanta corsa in tutte le fasi di gioco, ma anche di importanti schemi d’attacco. Insomma non esattamente il cliente più semplice per la Fiorentina di Paulo Sousa che soffre molto questo tipo di squadre perché di contro è spesso molto compassata e non solo come corsa, anche nella pensiero calcistico. Tutto l’ambiente spera che questi 15 giorni siano serviti per cambiare una tendenza negativa soprattutto nella testa dei calciatori che ora devono iniziare davvero a dare delle risposte sul campo. Il tempo delle parole, delle pacche sulle spalle e delle splendide dichiarazioni sui giornali e nelle varie interviste è finito. Idem la riconoscenza. E se qualcuno si sente forte e magari non digerisce certi giudizi soprattutto a fine partita, che inizi a dimostrarlo davvero altrimenti si faccia da parte, faccia posto ad altri. Oggi tutto l’ambiente vuole vedere sul campo quello che molti calciatori e l’allenatore per ora hanno solo detto a parole. Da oggi  non si scherza più e chi crede che le prossime partite siano più facili perché non ci sono Juventus¸Roma o Napoli, forse non ha capito com’è il campionato italiano sul serio. Oggi la Fiorentina per come arriva a questa partita contro l’Atalanta non è in grado di stilare tabelle ne tantomeno di immaginare vittorie e punti futuri perché non è una squadra in salute, tutt’altro. La Fiorentina deve affrontare una partita per volta con la testa solo a quella senza pensare ad altro. Da questa giornata fino alla prossima sosta si giocherà ogni tre giorni, compreso il recupero di Genova. Quindi saranno anche pochi i giorni che Sousa potrà avere per preparare le successive partite. Ilicic forse non sarà della gara per acciacchi dopo la partita con la sua Slovenia, e dopo le ultime deludenti uscite in viola non è detto che sia proprio un dramma. Con l’Atalanta anche Pauolo Sousa dovrà necessariamente mostrare qualcosa di diverso, i moduli non interessano più a nessuno. Quello che la gente vuole vedere è una squadra diversa soprattutto nell’atteggiamento, che abbia voglia di fare la partita e starci dentro dal primo al novantesimo minuto, che ritrovi lo spirito perso oramai troppo tempo fa. E questa partita in casa contro i bergamaschi può dare la possibilità di schierare finalmente due attaccanti e non vedere più l’uomo solo in mezzo a tre centrali che fa un gran lavoro quasi per nessuno, inutile, sfiancante e fine a se stesso. Sta a Sousa scegliere gli interpreti, siano Kalinic e Babacar, Zarate-Babacar o Zarate-Kalinic non interessa più, quello che veramente non si può più vedere è una distanza di 40 metri fra la punta e gli altri calciatori, esterni come Tello e Bernardeschi persi per il campo senza il benché minimo senso tattico, gente compassata come Badelj che entra in partita al 75° senza dare niente prima. In difesa dovrebbe toccare a G.Rodriguez, Astori e uno fra Tomovic e Salcedo formare il trio centrale con Milic (o Olivera) che si abbassa in difesa in fase di non possesso. Bernardeschi favorito su Tello, magari con meno compiti difensivi e più di appoggio alle azioni d’attacco,  meno esterno e più convergente verso il centro per aiutare davvero la squadra a creare occasioni da gol e a tirare anche in porta visto che ne ha i mezzi, il vero tallone d’Achille dall’inizio di questa stagione e fin dal girone di ritorno dello scorso anno. Vedere il Chievo o il Cagliari entrare nelle aree avversarie con 4-5 uomini e poi guardare la Fiorentina col solo Kalinic controllato da tre difensori per me è inaccettabile. Borja Valero ad agire fra trequarti e mediana, senza posizione fissa, che possa trovarla lui come tempi e situazioni, come ha sempre fatto nelle passate stagioni. In mezzo al campo, Vecino e Sanchez si sono affrontati in settimana in Colombia-Uruguay ed è difficile che partano tutti e due dal primo minuto, un vero peccato perché poteva essere l’occasione per vederli insieme e con Borja Valero. Invece sarà ancora Badelj davanti alla difesa. In avanti serve peso e inventiva, forse anche quella sana follia calcistica che può farti vincere le partite o cambiare tendenza. Oggi l’unico calciatore in grado di poterlo fare è Zarate, la sua situazione personale sembra tornata alla normalità ed è arrivato il momento di vedere se questo suo nuovo atteggiamento mentale unito ad una inevitabile maturazione anagrafica, lo abbia fatto diventare un calciatore davvero utile alla Fiorentina o resti solo un’impressione, l’ennesima della sua carriera. Ma in questa rosa oggi appare veramente il solo in grado di poter portare qualcosa di più di gesti compassati, giocate scontate e scolastiche, compitini svolti anche con poca voglia. Serve un cambio radicale di mentalità, di applicazione e voglia di cambiare rotta sul serio. Nessuna tabella, testa a questo incontro e solo a questo, da lunedì a quella dopo e così via. Guai se qualcuno pensasse davvero che sta arrivando il calendario facile. Nessuno si può permettere di avere questa mentalità con i problemi che abbiamo mostrato fino ad oggi, calciatori e allenatore compresi. Con la speranza che la sosta e qualche aggiustamento tattico possano aver già risolto in parte questi problemi. Finiti i discorsi e i proclami, la parola passa al campo come sempre.

 

Antonio Frati.

4 commenti

  1. Ieri per me s’è vista la differenza fra una società che programma, indipendentemente dagli obbiettivi per i quali lotta, e una società che naviga a vista SEMPRE. Una società che non chiede conto ai propri dipendenti (vecchi e nuovi, DS, allenatori e calciatori) del perchè non stanno raggiungendo gli obbiettivi posti. Perchè non gliene frega una beata mazza…

  2. Esattamente Drak. Ma qualcuno ora deve porre rimedio. E non c’è neanche tanto tempo purtroppo.

  3. Ieri si è vista la dfferenza tra una squadra che ha un allenatore e una senza.

    Ieri si è vista la differenza tra dei giocatori motivati e concentrati e 11 sopravvalutati

  4. Il tempo delle parole è finito, però si continua a predicare nel deserto. La Fiorentina del Franchi contro l’Atalanta è stata il Sahara: Ampia, Desolata, Desolante e Disperata. Un Deserto di squadra.

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