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Divieto di sosta

Bernardo Brovarone

di Bernardo Brovarone | 18 novembre 2016

Lo critichiamo, lo detestiamo, lo maltrattiamo, lo abbandoniamo, ma alla fine dei giochi e dei mille discorsi risulta ufficialmente che in fondo ancora oggi lo amiamo. Certo è che i professori, i delegati, i vertici, i capoccioni di tutto questo discutibile e martoriato sistema, in questi ultimi anni hanno fatto di tutto per farcelo disprezzare, ma l’amore è troppo grande, è radicato, è parte integrante e coinvolgente della vita di tutti i giorni di qualsiasi creatura nata in questo incredibile paese. Parlo naturalmente e orgogliosamente del Campionato italiano di calcio Serie A. Il nostro campionato, per molti il torneo più difficile del mondo, per altri una sbiadita e snaturata copia del campionato stellare che fu, per altri ancora un’accozzaglia di scarponi e super riciclati ormai senza significato e futuro. Resta il fatto che quando ci abbandona anche solo per quindici giorni a causa delle odiatissime soste internazionali, in molti di noi cresce una sorta di stato di abbandono, un vuoto praticamente incolmabile, potrebbe essere una possibilità preziosa e utile per regalare alla famiglia un week end diverso, culturale, culinario, gioioso, e invece ci trovano incupiti sotto una copertina al caminetto, sul divano, a cercare istericamente un’immagine di un qualsiasi pallone rotolante, ma già arresi in partenza perché desiderosi esclusivamente di vedere uscire dal tunnel i nostri eroi in maglia viola, di ascoltare l’inno di Narciso, di accendere la prima sigaretta post macchiato, di infamare il Tomovic o il Bernardeschi di turno al nono secondo effettivo di gioco, di trasformarsi in ciò che in fondo amiamo appassionatamente, cioè creature inavvicinabili, intrattabili, con una carica esplosiva di adrenalina da far paura, sguardi incontrollati e incontrollabili, insomma una vera e propria banda di pazzi , con l’eccezione forse dei ragazzi di curva ,che attraverso i loro ideali, la loro mentalità, il loro amore travolgente e accecato ne fanno più una questione di orgoglio, di fede, di follia, di compagnia, di colore, di sballo, di condivisione, di cori e di balli, di magia. Non sono più tifosi degli altri, ma rappresentano il cuore pulsante, il riferimento, l’organizzazione, l’ormai disperato tentativo di tenere alta la bandiera viola e di Firenze, di fronte agli impedimenti, alle repressioni, alle limitazioni, alle sciagurate strategie dei soliti capoccioni di cui sopra. ONORE ETERNO a questo popolo innamorato, a questa Fiorentina, a questa città che ama così intensamente e incondizionatamente, il nostro amato campionato ci raccoglie e ci riunisce nuovamente tutti stretti stretti con la passion nel cuor, come il vecchio coro della Fiesole ci ricordava e ci insegnava. Riprendi il tuo passo Fiorentina, ci aspettiamo ancora molto da te, c’è una gita in campagna che ti aspetta, rispetta il vicino di casa, per carità, ma per questa volta in campo senza nessuna pietà.

2 commenti

  1. “Benedici i nostri cuori colmi di gioia, o Signore”.

  2. Una domenica senza calcio è come un giorno senza sole

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