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Benvenuti alla Compagnia Teatrale delle Menzogne

Bernardo Brovarone

di Bernardo Brovarone | 17 ottobre 2016

Fa impressione viverci a contatto, fa ancora più impressione percepirla, individuarla, ascoltarla, accettarla, a centimetri da noi, ma forse la migliore soluzione per controbattere chi ne fa uso costante nella sua triste vita è il silenzio, la distanza, l’indifferenza. La falsità è una delle caratteristiche regnanti in questo moribondo mondo del pallone, ognuno cura e sviluppa accuratamente i propri interessi personali, terminati e garantiti quelli, inizia la penosa opera dei finti proclami, delle conferenze teatrali, degli articoli dettati, delle interviste mielose, ovattate, ricche di sentimenti e di rispetto, di riconoscenza e di gratificazione verso il pollacchiotto di turno. E tutti vissero felici e contenti. Nel mezzo di questo disegno dorato, illuminato, privilegiato, esiste una losca figura, ormai più che marginale, spesso onesta e innamorata, oltre che credulona e generosa, che prende schiaffoni da ogni lato, che viene usato e spremuto come una centrifuga al bar, che viene ricoperto di parole e parolone che neanche il pavoneggiante e spumeggiante Donald Trump di fronte a migliaia di rincoglioniti a stelle e strisce riesce a regalare.

Il tutto condito da fiumi di denaro che questi Imperatori del Pallone si intascano garbatamente e spudoratamente, senza ritegno, assetati e affamati ogni giorno di più. Certamente sono fuori da questi numeri buonissima parte della stampa, talvolta ballerina e dilettantesca quanto si voglia, ma pur sempre sul pezzo mattina pomeriggio e sera, con trattamenti retributivi al limite della decenza, se non vicino alla drammaticità. E il “carrozzone va avanti da sè…”, indisturbato e inattaccato, creando voragini di ogni genere, calpestando ogni tipo di valore e di speranza, cancellando il presente e pregiudicando il futuro. Ma il tifoso continua imperterrito, accecato d’amore e spesso di noia, si priva di tutto a costo di non perdersi quella trasferta, quella coppa,quell’abbonamento, quella stagione. Nonostante gli stadi siano ormai ambienti tristi, desolanti e vuoti, nonostante i proprietari siano figure praticamente virtuali, invisibili, intoccabili, epidermicamente inesistenti, paiono fantasmi, in un mondo in cui il contatto e il coinvolgimento dovrebbe rappresentare il valore aggiunto. Ma niente da fare, anche lì tante belle parole, fiumi di racconti e di promesse, e poi il vuoto. Grazie alle nuove abitudini, al nuovo mondo virtuale, legato soprattutto alla rete, ai social, e chi più ne ha più ne metta, oggi la vera battaglia campale avviene all’interno di questo contenitore impazzito, incontrollato, degenerato, che permette a chiunque di servirsi della propria armatura e iniziare a colpire duro chiunque si presenti di fronte, trasparente che sia, ma farlo nero, sbriciolarlo e demolirlo senza riserve, godendo poi di tutto il veleno sputato a favore della propria beata anima ripulita e rigenerata.

Si è completamente perso il senso della misura, del confronto civile e corretto, della valorizzazione e della certificazione dei meriti di chi lavora e si adopera in modo onesto e ambizioso, del rispetto del prossimo, si odiano i protagonisti del successo, ma alla fine si continua a permettere a tutta questa gente di usare maschere e mascherine, poltrone e poltroncine, scarpe e scarponcini, concedendo loro la libertà di uccidere la purezza, l’essenza, la meraviglia di un pallone ormai sopito, evaporato, sparito, tenuto in vita dalla Compagnia di Teatro delle Menzogne, che domina la scena per lungo e per largo. Sogno la rivoluzione popolare del pallone, quella concettuale e sentimentale, quella che mi ha fatto innamorare…

2 commenti

  1. É tutto falso é uno schifo mi verrebbe voglia di vomitare

  2. Qui é un teatrino

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