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Alla ricerca di Enzo Biagi

pallone

di Matteo Bellini | 23 settembre 2016

Martedì sera ho avuto la piacevole opportunità di vedere giocare il Milan, gli interpreti della compagine rossonera sono quelli di anno scorso, quelli che non mettevano insieme due passaggi, quest’anno iniziano a fare un bel possesso palla, ed hanno una sicurezza in se stessi da medio grande squadra, nonostante siano per il 70% dei pischelli…..

Qualche giornalaio fiorentino ci ha raccontato che quell’allenatore non contava nulla, che il merito di quel gioco e di quella mentalità era dei giocatori acquistati da Cognigni, grazie ai soldi di Della Valle, mentre Montella era il male di Firenze, perché pretendeva giocatori per il suo stile di gioco, invece di mestieranti proposti dai soliti procuratori che lavorano con IN Fiorentina.

Vincenzo, tra le tante cose di cui è stato accusato a Firenze, è stato colpevolizzato di non lanciare i giovani, è verissimo, non ha lanciato nessuno, ma se gli dai giovani forti li mette in campo, nel Milan contro la Lazio hanno giocato Donnarumma 1999, De Sciglio 1992, Calabria 1996, Romagnoli 1995, Locatelli 1998, Suso 1993 e Niang 1994, se invece i giovani forti non glieli dai, non li fa giocare, ci ha provato fortemente con Babacar, ma anche oggi, vediamo quello che fa, o per meglio dire….non fa, Bernardeschi invece, si fece male subito.

E’ stato accusato di non aver lanciato e dato fiducia ai vari Capezzi, Fazzi, Venuti e Piccini, ma come dicevo prima, se non salivano in prima squadra il motivo è semplice, non erano all’altezza, non lo sono neanche adesso e probabilmente non lo saranno in futuro.

Montella prima come Sousa adesso, non provano piacere a tirarsi la zappa sui piedi, se vedono in primavera un giovane bravo, che può far comodo alla prima squadra, lo chiamano e lo fanno giocare, Chiesa quest’anno è un esempio, Diakhate l’esempio opposto, viene considerato un fenomeno per i soliti giornalisti bisognosi di polemica contro il mister, e per molti tifosi che gli vanno dietro; anche se, probabilmente non lo hanno mai visto giocare.

Gli addetti ai lavori invece, ma anche chi ha visto tre partite di Diakhate capisce all’istante che è un ragazzo dalle enormi potenzialità, quasi totalmente inespresse, dotato purtroppo, almeno momentaneamente di un cervello non adatto a farlo diventare giocatore di calcio nel breve periodo.

Vincenzo Montella, unico allenatore che è riuscito a dare una mentalità da grande squadra alla mia Fiorentina, i numeri parlano per lui, tre quarti posti consecutivi(di cui uno, il primo, rubato palesemente dal Milan), una semifinale di Europa League, una semifinale e una finale di Coppa Italia, senza mai avere giocatori da lui espressamente richiesti in sede di calciomercato.

La percentuale di vittorie in trasferta, ottenuta con Montella, non era mai stata raggiunta, neanche tra il 1955 e il 1960, anni magici quelli, coronati dal primo storico scudetto e seguiti da quattro secondi posti consecutivi, l’unico allenatore che come Vincenzo riuscì a dare un’impronta positiva alle partite in trasferta fu Malesani nel 1997-98 con sette vittorie.

Vincenzo ama da sempre la difesa a quattro con due terzini di spinta e molto tecnici, De Sciglio e Calabria ieri sera, sono l’esempio di cui parlo, sempre presenti in entrambi le fasi, pronti a spingere, anche insieme, e pronti a rientrare rapidamente in fase di non possesso palla, sempre nel vivo del gioco, toccando molti palloni, nell’amato possesso palla montelliano.

A Firenze invece, l’ultimo anno, quello che doveva essere l’anno del salto di qualità, gli sono stati presi Richards e Rosi, in alternativa al titolare Tomovic, e anche qui qualche fenomeno della carta stampata ha avuto il coraggio di dire che avrebbe potuto mettere Richards a fare l’esterno alto, e che se non lo faceva le colpe erano sue, certo, il mister ha voluto che la società spendesse 4.80 milioni di euro per il solo prestito annuale di Micah Richards dal City, oltre a pagargli uno stipendio di 1.80 milioni netti, per metterlo in panchina a marcire.

Cari giornalisti, cari uomini di esperienza calcistica, un bambino di 5 anni capisce che Richards non è adatto al gioco di Montella, non riesco a capire, come un addetto ai lavori, non si accorga di questo, non voglio assolutamente pensare che ci sia malafede, ma quando si difende a spada tratta la società in ogni modo, si arriva a dire anche castronerie.

Un uomo di calcio navigato, non può esultare come un bambino, al suono della campanella l’ultimo giorno di scuola, per aver dato per primo la notizia dell’esonero alle 20.18, e considerarsi il più grande giornalista sulla faccia della terra per l’esclusiva.

Non avendo esterni di fascia come li intende lui, e non essendo riuscito a farseli comprare nel nome dello scudetto del bilancio(perso miseramente anche quello poco tempo dopo) il mister è stato obbligato per tre anni a proporre una difesa a 3, che era il modulo migliore per quella Fiorentina, ma soprattutto per le caratteristiche dei suoi uomini migliori, il mister infatti ha sempre dimostrato grandissima duttilità tattica, ma non gli è mai stato permesso di esporre la propria idea di calcio, non gli è mai stato preso quell’esterno di fascia tanto richiesto, tantomeno il centrocampista di caratura ed esperienza internazionale che avrebbe permesso alla Fiorentina di fare il vero salto di qualità, so di una trattativa per Mascherano saltata per pochi spiccioli.

A Firenze, purtroppo, da un po’ di anni a questa parte, c’è il brutto vizio di dovere attaccare per forza qualsiasi giocatore o allenatore che inizi a prendere posto nel cuore del tifoso fiorentino, sembra che ci sia una sorta di invidia da parte di qualcuno che usa qualsiasi arma a sua disposizione per scardinare il sentimento che inizia a crescere, e mettere l’eroe del momento contro alla piazza.

Montella, incredibilmente, da un giorno all’altro, va alla gogna mediatica, esattamente come altri prima di lui, e sicuramente non sarà l’ultimo a cui accadrà, inizia ad essere attaccato continuamente, 24 ore su 24, sette giorni su sette, 365 giorni su 365 sia dalla carta stampata che da alcuni opinionisti radiofonici nel momento in cui gran parte della tifoseria si mette dalla sua parte, ed inizia a sollecitare la società ad aprire i cordoni della borsa, o a farsi allungare i bracci.

Si, sono e resto un Montelliano, mi sono divertito tanto a veder giocare la fiorentina nei suoi tre anni, proprio come mi divertii a suo tempo nell’anno di Malesani, domenica arriva il Milan, lo applaudirò mentre si dirigerà verso la sua panchina, nonostante qualcuno ci ordinerà nuovamente di non farlo, e spero che il Franchi come anno scorso, lo applauda, perché lo merita.

E’ un avversario, spero di dargli tre palloni e sentirlo balbettare e ridere istericamente in sala stampa, proprio come faceva quando era il nostro allenatore e si presentava di fronte ai giornalisti dopo una  roboante sconfitta.

Il Milan però resta e resterà, un bel progetto, e quando arriveranno i soldi, Vincenzo farà vedere i sorci verdi a qualcuno, dimostrando che il non vincente calcistico è Diego Della Valle.

 

Tornando in casa viola, e tornando a molti anni fa, il primo morto mediatico, è stato il buon Emiliano Mondonico, tecnico preparato, tifoso fiorentino vero, arriva a Firenze alla 27esima giornata del campionato di serie B, con la squadra viola in un’anonima posizione di classifica, accetta un contratto fino a fine stagione con stipendio basso, ma con cospicuo bonus e rinnovo in caso di promozione.

Emiliano riesce nel miracolo, la Fiorentina dopo lo spareggio col Perugia torna nel calcio che conta, quella serata del 20 giugno 2004 resterà uno dei pochi momenti di gioia dell’era Della Valliana, quel giorno, quella cavalcata portano Mondonico a diventare un idolo della tifoseria.

Li per li nessuno se ne accorge, ma i gelosi proprietari, subiscono in silenzio il sentimento forte che inizia a legare il mister al cuore del tifoso, non accettando di non esser considerati “la più bella del reame”.

Iniziano quindi a bruciare la terra intorno all’allenatore, nessuno se ne accorge, perché tutti pendiamo dalle labbra di chi ci ha reso l’agognata serie A in pochissimo tempo, cercando di forzare la mano, sperando che la tifoseria si schieri dalla propria parte nell’eventualità di una non conferma del tecnico, la tifoseria però, è anche con Emiliano, il colpo di forza non sarebbe digerito, e la società decide di confermare Mondonico.

Il primo anno di seria A inizia con il dichiarato obiettivo da parte del mister di una salvezza tranquilla, infatti da esperto uomo di calcio, si rende conto fin da subito che la squadra è mal costruita, che i giocatori migliori sono stati presi solo nelle fasi finali del mercato, e che ci vorrà del tempo per renderli squadra, Miccoli, forse il più forte della rosa viene acquistato il 31 agosto, ultimo giorno di mercato.

I proprietari però, novelli nel mondo del calcio, dopo esser stati pompati dalla carta stampata con eccellenti voti al calciomercato, credano di aver costruito una rosa di tutto rispetto, pretendendo da tecnico e giocatori un’annata al vertice, nasce qui la seconda grossa frizione tra le due compagini, che porterà il mister a una sfuriata in conferenza stampa dopo Udinese Fiorentina contro i propri datori di lavoro e alcuni componenti della stampa fiorentina, stufo di esser attaccato pesantemente da entrambi.

Mondonico viene allontanato il giorno seguente, i tifosi si aspettano un nome roboante in panchina, date le manie di grandezza presidenziali, che accompagni la compagine viola ai posti nobili della classifica, viene invece promosso Sergio Buso, che fino al giorno prima era allenatore dei portieri.

Sergio Buso viene simpaticamente soprannominato la treccani del calcio, è un enciclopedia vivente, conosce le peculiarità tecnico tattiche di tutti i giocatori e tutte le squadre di moltissimi campionati europei e mondiali.

 

Le prime due partite sono due vittorie, i DV Brothers si sfregano le mani, e i si fanno belli pomposi nei salotti di Sky, dall’alto della sesta posizione in classifica della squadra gigliata.

Arriva però il giorno di Milan 6 Fiorentina 0, con i nostri eroi che non si presentano più in pompa magna nelle televisioni a parlare della famigerata gabbia su Kaka, formata da tre campioni del calibro come Piangerelli, Delli Carri e Viali, studiata per l’occasione dalla treccani del calcio e narrata nei giorni antecedenti al match dalle menti illuminate del giornalismo fiorentino.

Il solo pretendere di ambire a posizioni di rilievo con giocatori di questo calibro è pura utopia, se poi sono coadiuvati da altri campioni come Cejas e Ariatti è follia pura, ma la stampa ci mette del suo, considerando quella squadra forte, invece che criticarla come avrebbero dovuto fare, dando invece alla novizia proprietà marchigiana l’impressione di aver ragione nel pretendere la qualificazione europea. Le partite continuano e i risultati non arrivano, la stampa continua a rifarsela con gli allenatori, invece che sulla proprietà e la dirigenza colpevoli di aver mal costruito quella squadra.

I Della Valle quindi, forti dell’opinione degli addetti ai lavori, decidano di esonerare anche Buso, dato che la squadra non ottiene i risultati pretesi e viene chiamato un vecchio volpone come Zoff, questo è l’ennesimo errore della proprietà che non tiene conto della continua evoluzione del calcio, e senza tener conto che il ct ha 64 anni, e che sono quattro anni che è fuori dall’ambiente decidono di affidargli la squadra, Dino non può dire di no, si sente pronto per una nuova sfida che tra un silenzio e un cattivo pensiero termina con una difficilissima e quasi insperata salvezza, proprio come predetto dal povero Mondonico.

I Della Valle, oltre al danno dell’esonero di Mondonico che ha gravemente complicato la stagione, riescono a rovinare le due stagioni successive a causa di calciopoli.

Nel maggio dell’anno successivo esce fuori il polverone, la Fiorentina si trova invischiata in calciopoli, è accusata di esser scesa a patti con la Juventus e Moggi, ci sono varie telefonate tra i proprietari e/o Mencucci, con uomini vicini alla cosca di Moggi, la più celebre è la telefonata tra Mazzini e Mencucci, in cui il primo si prende merito di un mancato rigore in favore del Chievo Verona al 92esimo della quartultima giornata, la sfida salvezza tra Chievo e Fiorentina che termina 2-1 a nostro favore.

Questa telefonata insieme ad’altre, dimostrano la colpevolezza della dirigenza gigliata, calciopoli porta in dote 30 punti di penalizzazione nel campionato successivo che fanno scivolare la viola dal quarto al nono posto, e 15 in quello dopo ancora chiuso al sesto posto, ma che come punti fatti, avrebbe portato ad un terzo e meritatissimo posto, le pene non sono finite, Diego viene squalificato per 8 mesi, Andrea per 1 anno e 1 mese, Mencucci per 1 anno e 5 mesi.

La stampa fiorentina, come al solito è al fianco di Della Valle, e Firenze, di conseguenza fa altrettanto, infatti le intercettazioni sono ascoltabili solo anni dopo, ascoltarle leva ogni dubbio, la Fiorentina è colpevole.

 

Non sapendo della colpevolezza, e vedendo ancora i Della Valle come i salvatori della patria, il tifo fiorentino si riversa alla stazione di Campo di Marte, bloccando le rotaie della ferrovia, paralizzando di conseguenza il tratto ferroviario italiano. Il presidentissimo Diego, conia lo slogan “male non fare, paura non avere”, che viene immediatamente pubblicizzato, stampato su maglia e venduto tramite un noto sito web, tantissimi acquistano la maglia, Firenze è con Della Valle, non potrebbe essere altrimenti, eravamo tornati nel calcio che conta, e nessuno crede che si possa esser scesi a patti coi gobbi.

Come detto, il primo anno di Prandelli allenatore si chiude al quarto posto, guadagnandosi quindi il diritto a giocare il preliminare di champions, tutto questo viene vanificato però dalle marachelle presidenziali.

Cesare in panchina nei suoi cinque anni porta la Fiorentina a lottare con le più grandi della A e d’europa, collezionando quattro qualificazioni alla Champions League, due come già detto vanificate da calciopoli, e altri risultati estramamenti positivi come un ottavo di champions che se non rubato dal prode Ovrebo, poteva essere minimo un quarto di finale, raggiunge la semifinale sia di Europa League che di coppa Italia.

Al termine del quarto anno, per la prima volta, Prandelli chiede a mezzo stampa importanti innesti durante la sessione di calciomercato estivo in modo di poter fare il salto di qualità tanto desiderato dalla piazza, è l’estate del 2009, e il presidentissimo aveva promesso lo scudetto nel 2011, ma qualcosa si rompe, Prandelli inizia ad essere attaccato da alcuni noti giornalisti, puta caso proprio quelli che attaccarono Mondonico, e ancor più stranamente, sono quelli che in futuro attaccheranno Montella.

Prandelli se ne va l’anno dopo, nel silenzio, dopo aver subito attacchi continui per un anno intero, sia dalla carta stampata, che da parte di opinionisti radiofonici, che non mancano di proferire verbo vocale quotidiano, sono gli anni dei tentativi di falsificazione di sondaggi sulle testate giornalistiche presenti sul web.

Le poche menti pensanti della carta stampata, pensano bene di denunciare l’accaduto, trovandosi però di conseguenza le porte della sala stampa chiuse e richieste di risarcimento quasi milionarie da parte della proprietà.

Firenze e il fiorentino sono ancora con Della Valle, e forse è ancora comprensibile, gli acquisti fino all’anno precedente ci sono stati e tutti sono fiduciosi, non può essere il dissidio con un allenatore amato visceralmente da tutti a far cadere i DV dalla torre.

 

Purtroppo è l’inizio del DV 2.0, si passa dal terzo tempo, dal cartellino viola, Save the Children e altre iniziative lodevoli nel sociale, alla strategia del “terrore”, in sala stampa entrano in pochi, e si chiede poche cose, le conferenze stampa diventano monologhi sgrammaticati senza senso.

A Firenze iniziano ad arrivare giocatori che hanno magicamente il solito procuratore, ed altrettanto magicamente in tanti hanno il cognome che finisce in IC, i giocatori iniziano ad essere irraggiungibili, impossibili da vedere ed intervistare, la zona dei campini dove vengono svolti gli allenamenti diventa una sorta di area 51, ma tutto ciò ai presenti in sala stampa va benissimo, niente viene chiesto e il credito nei confronti della proprietà è ai massimi storici, le poche mosche bianche che denunciano cambiamenti peggiorativi vengano facilmente schiacciate e isolate.

 

Arriva Mihaijlovic, due anni tristissimi a lottare per la retrocessione, di cui non ho voglia di parlare, ma guarda caso, il peggior allenatore degli anni dellavalliani è l’unico a non esser tormentato dalla stampa, ma bensì sorretto, MISTERO.

Il secondo anno si chiude con Delio Rossi in panca e uno schiaffo a Lijaic in mondovisione, uno dei punti più bassi nei 90 anni di Fiorentina, salvezza all’ultima giornata con Guerini in panchina a fare da traghettatore.

Questo bruttissimo biennio, si chiude con il contratto finalmente non rinnovato a Pantaleo Corvino; si riparte dalla triade Prade Macia Montella, ho già parlato di come è finita, non di come è iniziata.

Inizia benissimo, alla grande, nonostante un patrimonio di immobilizzazioni(giocatori) ridotto quasi a zero, Prade e Macia costruiscono una squadra bella e competitiva, senza aver disponibilità economiche da parte della società, ma devono farlo solo con gli introiti derivanti dalle cessioni, come era già successo con Prandelli, nel momento del salto di qualità, viene tarpato le ali al comparto sportivo(come viene chiamato ds, allenatore e giocatori da un paio di anni) da parte della proprietà, ed è qui che la carta stampata inizia a colpevolizzare Montella, proprio come aveva fatto con Cesare.

 

Adesso è il turno di Sousa, che alle 20.19 del 08/06/2015 diventa il più vincente e bravo tecnico del mondo per la stampa fiorentina, colui che è venuto da lontano per prendere il posto del perdente Montella.

Passano sei mesi, Sousa fa un gran lavoro, trovandosi primo in classifica con una squadra nettamente peggiore dell’anno precedente, chiede rinforzi per proseguire la stagione ad alti livelli, e magicamente i soliti noti, invece che dar ragione al mister, lo additano di “piccolo irriconoscente”, ricordando al mister la sua carriera precedente, e spiegando da navigati uomini di calcio che l’allenatore deve fare il massimo col materiale umano messo a disposizione, e non chiedere niente.

 

Chiaramente la campagna acquisti è ridicola, la Fiorentina ha un crollo fisico ed emotivo, chiude l’anno al quinto posto, e le colpe, sempre per i soliti ricadono sul mister.

Pazzesco, ASSURDO.

 

E’ arrivato il momento di dire basta ad una frangia della stampa fiorentina, è il momento di dire basta a chi vuol difendere l’indifendibile, la stampa deve essere la prima critica costruttiva, che sprona una società a fare meglio, che riprende la proprietà per l’assenza ormai triennale da Firenze. Invece è il contrario, è una stampa totalmente compiacente, capace di titoli a lettere cubitali in prima pagina come “BAGNO DI FOLLA” per un allenamento a porte aperte seguito da nemmeno venti persone, quella stessa stampa, che prima dell’avvento dei brothers, era libera di scrivere e pensare anche contro la società, che anche se pesantemente in contraddizione con Cecchi Gori, poteva assistere e fare domande nelle conferenze stampa, adesso invece è esattamente il contrario, nelle conferenze stampa udiamo le domande dei soliti, addirittura, nel corso dell’ultima conferenza stampa un giornalista se ne è andato urlando il proprio disappunto per questa situazione.

Gli editoriali, e le comparsate radiofoniche dei soliti noti sono diventate una linea Maginot, pazzesco!

Pazzeschi anche i consigli che vengano dati a Prandelli, come quello di trovarsi una squadra da allenare in serie C. Sono passati più di sei anni dall’ultima panchina viola di Cesare, probabilmente c’è ancora astio, forse l’amore che prova Firenze nei confronti di Prandelli e Montella da noia a qualcuno, consigli ne avrei anche io per qualche giornalista, parlate di altro, ippica… pesca… a quanto ne so Cavallo Magazine è ancora senza direttore.

Il fiorentino, da sempre superbo, abituato alla cultura, alla bellezza e a quel suo sentirsi superiore a tutto e a tutti, si sta facendo imboccare da una proprietà interista e da giornalisti juventini, il tutto nella paura del famoso trattato di Gubbio.

La colpa quindi è anche nostra, della nostra passione imbavagliata, del nostro non esser più noi al 100%, se queste cose, sia da parte della stampa che da parte della proprietà fossero successe 25 anni fa cosa sarebbe successo? Ero piccolo, avevo sette anni, ma conosco i racconti di una città messa a ferro e fuoco, per la sola cessione di un calciatore, adesso invece, c’è chi esulta per una plusvalenza, poveri noi, riprendiamoci le nostre origine e il nostro modo di essere

SUPERBITA’ FIORENTINA.

 

Matteo Bellini

3 commenti

  1. E’ opinabile che la Fiorentina con i tre potesse realizzare le reti di cui parli, bisognava poi verificare quanti ne avrebbe presi con quei tre davanti, non è invece opinabile che Montella scegliendo Gomez tra i TANTI – e ci sono le sue dichiarazioni a confermarlo – abbia sbagliato tutto non comprendendo lui per primo quali fossero le caratteristiche del gioco della sua squadra e da lui stesso impostato. Vai a rivederti quelle partite, e intendo quelle primissime partite prima dell’infortunio di Gomez, e verifica quanto snaturava il gioco della Fiorentina la presenza di Gomez in campo. Quello snaturare nacque da Montella e fu poi confermato in intervista da Pradè. Montella dopo l’infortunio di Gomez tornò sui suoi passi, e la Fiorentina riprese in parte a giocare come l’anno prima o quasi. Ma anche il primo anno di Montella, quando giocava Toni, la Fiorentina perdeva molte delle sue caratteristiche di dominio del gioco. Io sostengo che per un allenatore scegliere un giocatore che non c’entra nulla col gioco da lui impostato non è una colpa grave, ma gravissima, indice di lacune infinite che in questo caso nascono da un conflitto pragmatismo-estetismo che fanno parte della natura stessa di Montella allenatore. La mia è una valutazione con relativo giudizio di condanna del Montella allenatore, un giudizio di condanna basato sui FATTI. E non ci sono appelli. Montella questo limite lo ha avuto, e se vuole passare da allenatore molto bravo a grande allenatore il passo del superare questa dialettica pragmatismo-estetismo dentro di sè lo deve fare. E magari lo farà. Intanto il marchio a fuoco GOMEZ sulle sue qualità di allenatore resta e resterà. Anche Ancelotti ha il marchio a fuoco ZOLA, quindi non deve essere un problema per Montella questo. Deve aiutarlo a superare i suoi limiti, come un sano schiaffone, diciamo così.

  2. Ci sta Drak, ma Gomez-Rossi-Cuadrado io me la giocavo con diverse anche nelle prime tre posizioni. Gli infortuni hanno fatto il resto. Non abbiamo la controprova (purtroppo) ma chi lo dice che se le cose fossero andate diversamente non avrebbero fatto una 50ina di gol in tre? A stare bassi anche…e quando ha capito che per necessità doveva cambiare, sei sicuro che non l’abbia provato e non ci siano riusciti i calciatori? Tutti fenomeni e lui brocco o qualcuno semplicemente sa fare bene una cosa sola perchè non è un campione vero e tolto da lì torna normale? Bella discussione comunque, saluti.

  3. Tutto vero, TRANNE un particolare ESSENZIALE. Mario GOMEZ lo ha voluto espressamente Montella, per far coppia con Rossi. PECCATO CAPITALE di cui la Fiorentina paga ancora le conseguenze. Ora, il punto è questo, Montella è molto bravo, ma ha un problema rilevante, neppure lui capisce bene cosa vuole, da una parte gli piace, per così dire, il Guardiolismo, dall’altra ha una marcata dipendenza da una sorta di italianismo non meglio definibile di impronta Capelliana. Ora, questo problemino Montella lo deve risolvere nel suo cranio di bravo allenatore. Perchè un allenatore che sceglie un giocatore tra TANTI, e ci crede come in nessun altro, non avendo capito quello che si è visto sin dalle prime due-tre partite di Gomez con la Fiorentina, e intendo anche quella mitica col Genoa vinta 5-2, che questo giocatore col suo gioco non c’entrava assolutamente nulla. Ora, uno che sceglie espressamente un solo giocatore non capendo che non c’entra nulla col suo gioco di strada non è che ne deve fare tanta, ma parecchia parecchia parecchia. Gomez, anche con l’infortunio, purtroppo, è stata la piaga che ha affossato definitivamente le capacità di spesa della Fiorentina, Richards e non Richards. Peccati ne ha fatti tanti la società, Montella ne ha fatto uno e CAPITALE. Quanto vale davvero un allenatore che non capisce a fondo neppure il suo modo di giocare? Ai posteri l’ardua sentenza… anche se la Milan sta facendo un buon lavoro. Questa condanna pende sulla testa di Montella, e ancor più sulle sue qualità. E’ un marchio a fuoco sulle sue qualità. E questo è un FATTO.

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